Venezuela. Stefani, ANPI e PSI Vicenza: allarme sul diritto internazionale e preoccupazione per Trentini

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Nel giorno in cui rimbalzano ricostruzioni su un’azione statunitense in Venezuela e sul destino del presidente Maduro, intervengono ANPI e PSI Vicenza: “primato del diritto, no alla logica della forza”. Intanto il presidente del Veneto Alberto Stefani sente Tajani sul caso del cooperante veneto Alberto Trentini.

Le notizie che stanno circolando oggi, 3 gennaio 2026, sul Venezuela — ricostruzioni che parlano di un’azione americana su Caracas e di conseguenze politiche ancora tutte da chiarire — stanno generando reazioni immediate anche in Italia, con un intreccio tra lettura geopolitica, timori per la stabilità internazionale e ricadute dirette su un caso che riguarda da vicino il Veneto: la detenzione del cooperante Alberto Trentini.

Sul piano della cronaca internazionale, diverse testate hanno riportato aggiornamenti concitati e in evoluzione sulla situazione venezuelana, con un rimbalzo di informazioni che in queste ore viene trattato come “breaking news” e che richiede prudenza e verifiche definitive.

Dentro questo quadro, arriva la presa di posizione dell’ANPI, che — riferendosi alle notizie di un’“aggressione” statunitense e all’ipotesi di un sequestro del presidente venezuelano e della moglie — parla di violazione delle norme del diritto internazionale e richiama la necessità di non normalizzare la legge del più forte. Il punto politico, in sostanza, è la contestazione di una logica che sostituisce la diplomazia e il diritto con la coercizione, con l’effetto di esasperare conflitti e rendere più fragile la sicurezza globale.

Sulla stessa linea si colloca anche il documento del PSI Vicenza (“La forza del Diritto o il diritto della forza”), che imposta la questione in termini netti: o prevale l’architettura delle regole internazionali, o si scivola verso un mondo in cui la forza diventa l’unico metro dei rapporti tra Stati. Nel testo, l’accento è posto sulla necessità di un’Europa capace di iniziativa politica autonoma e di un posizionamento che non insegua la dinamica dei blocchi, ma difenda il multilateralismo, la pace e la credibilità delle istituzioni internazionali.

Accanto alle valutazioni politiche, però, c’è un elemento concreto e urgente che tocca direttamente il territorio: la sorte del cooperante veneto Alberto Trentini, detenuto in Venezuela. Oggi il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani ha riferito di aver parlato al telefono con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, rappresentandogli l’apprensione della comunità veneta e chiedendo il massimo impegno per tutelare l’incolumità di Trentini e dei veneti residenti nel Paese. Stefani ha espresso l’auspicio che Trentini possa ricongiungersi presto con la famiglia e “con la propria terra”.

È un passaggio che mette insieme i due piani: mentre la politica internazionale si infiamma e le ricostruzioni sulle mosse degli attori globali richiedono conferme definitive, la diplomazia italiana è chiamata a muoversi con lucidità per proteggere un proprio connazionale. E, nello stesso tempo, le reazioni che arrivano da Vicenza — ANPI e PSI — segnalano che, per una parte del mondo associativo e politico locale, il nodo non è solo “che cosa sta accadendo”, ma “quale idea di ordine mondiale vogliamo accettare”: la forza del diritto, oppure il diritto della forza.