
“La Chiesa non può benedire l’indifferenza. Non può benedire le guerre. Non può ridurre la persona a problema”: sono parole intense quelle pronunciate dal vescovo della Diocesi di Vicenza Giuliano Brugnotto questa mattina durante l’omelia della Messa dei popoli, celebrata in Cattedrale alla presenza delle comunità dei 16 centri pastorali per i migranti cattolici diffusi nella diocesi e distribuiti tra Vicenza (7 centri), Bassano del Grappa (3), Schio e Valdagno (2 ciascuno), e Costo di Arzignano e Creazzo che ne hanno uno a testa.
L’omelia di Brugnotto ha messo al centro l’Epifania come manifestazione di Dio non solo per alcuni ma per tutti e come invito concreto alla fratellanza tra popoli: «Lo vediamo anche qui, in Cattedrale – ha detto – popoli diversi radunati attorno all’unico Signore». Il Vangelo di Matteo ha raccontato l’arrivo dei Magi a Gerusalemme dove trovano Erode e si trovano davanti la grande alternativa che attraversa ogni tempo: la logica di Erode o la logica di Betlemme. L’intimidazione o l’adorazione, il trono o il bambino, la strategia o la presenza. I Magi scelgono il bambino e tornano per un’altra strada, e “Un’altra strada” è la frase chiave, perché, ha ricordato Brugnotto «Chi incontra Cristo non torna identico. Cambia strada, cambia criteri, cambia sguardo.»
Sulle guerre in corso e la continua produzione di armi, il vescovo ha ribadito: «Non possiamo ignorare ciò che pesa sulla storia. Dio si manifesta nel fragile, allora ogni volta che un essere umano viene trattato come scarto, si oscura la stella». Per questo i centri pastorali diffusi nel territorio della diocesi divntano “laboratori di pace” che generano incontri reali, trasformando la paura in fraternità. «Il migrante – ha ribadito il vescovo di Vicenza – non è solo destinatario di cura ma diventa testimone. E la comunità che accoglie è chiamata a una conversione: passare dal “vi tolleriamo” al “camminiamo insieme”; dal “vi aiutiamo” al “abbiamo bisogno dei vostri doni”; dal “si è sempre fatto così” al “per un’altra strada”».
Ad animare la liturgia della Messa dei Popoli sono intervenuti otto cori appartenenti alle comunità italiana, romena, nigeriana, ghanese, ucraina, latino-americana, francofona e filippina mentre l’offertorio è stato animato da una danza della comunità cingalese.
Questo il testo integrale dell’Omelia nell’Epifania del Signore con la festa dei popoli
Letture: Is 60,1-6; Sal 71; Ef 3,2-3.5-6; Mt 2,1-12.
Fratelli e sorelle, oggi celebriamo l’Epifania: Dio si manifesta e non lo fa per alcuni, ma per tutti. Lo vediamo già nel Vangelo: i primi a mettersi in cammino verso Gesù non sono “di casa”, ma stranieri, cercatori, pellegrini. E lo vediamo anche qui, in Cattedrale: popoli diversi radunati attorno all’unico Signore.
Al centro di questa liturgia risuona la parola di Paolo:
“Le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo”. Non è un pensiero: è una chiamata concreta, oggi, per tutti i popoli e per la Chiesa.
La luce che raduna
Isaia grida: “Àlzati, rivestiti di luce” (Is 60). Non dice: “difenditi”, “chiuditi”, “alzati contro”. Dice: alzati. Perché quando la notte è fitta, la tentazione è restare a terra. Ma Dio accende una luce che non umilia nessuno e non esclude nessuno: una luce che raduna. Ecco il segno: “cammineranno i popoli alla tua luce”. La Chiesa è sé stessa quando non trattiene la luce, ma la lascia passare: nelle relazioni, nelle scelte, nello stile. Oggi questa luce è visibile nella pluralità delle nostre comunità, nei 16 centri pastorali per migranti cattolici ai quali vogliamo aggiungere le comunità cristiane ortodosse e metodista: non come ornamento, ma come profezia.
I Magi e la scelta decisiva I Magi seguono una stella e arrivano a Gerusalemme. Lì trovano Erode: potere inquieto, paura, sospetto. È la grande alternativa che attraversa ogni tempo: o la logica di Erode o la logica di Betlemme. A Betlemme non c’è un trono: c’è un bambino. Non c’è una strategia: c’è una presenza. Non c’è intimidazione: c’è adorazione. I Magi si prostrano e offrono doni. La fede vera non si limita a sapere: porta a compiere un gesto, a consegnare qualcosa di sé. E poi il Vangelo dice una frase decisiva: “per un’altra strada fecero ritorno”. Chi incontra Cristo non torna identico. Cambia strada, cambia criteri, cambia sguardo.
Il “mistero” che ci riguarda
Paolo lo chiama “mistero”: non perché sia complicato, ma perché è più grande dei nostri confini. In Cristo:
– stessa eredità: non ci sono figli “ospiti”;
– stesso corpo: nessuno è periferia, nessuno è aggiunta;
– stessa promessa: la speranza non è un sentimento, è un dono stabile.
E tutto questo avviene “per mezzo del Vangelo”: non per buona educazione, non per convenienza, non per paura di perdere reputazione. Per il Vangelo.
Le guerre, le armi, i profughi: un esame di realtà
Quest’anno non possiamo ignorare ciò che pesa sulla storia: le guerre continuano, e con esse la produzione e l’uso delle armi.
La conseguenza è sotto i nostri occhi: cresce il numero di profughi e di migrazioni forzate. Non parliamo di un fenomeno: parliamo di volti, famiglie, storie. E qui l’Epifania diventa giudizio: se Dio si manifesta nel fragile, allora ogni volta che un essere umano viene trattato come scarto, si oscura la stella. La Chiesa non può benedire l’indifferenza. Non può benedire le guerre. Non può ridurre la persona a problema. Per questo i nostri centri pastorali per filippini, ghanesi, nigeriani, romeni, srilankesi, latinoamericani e ucraini, diffusi nel territorio della diocesi, sono davvero “laboratori di pace”: perché generano incontri reali, sostengono cammini, trasformano la paura in fraternità. Soprattutto quando le parrocchie si lasciano coinvolgere nell’accoglienza.
Memoria grata: Luciano Carpo
Durante questa celebrazione ricordiamo Luciano Carpo. La sua passione per un’informazione corretta sulle migrazioni e il suo lavoro con le scuole ci lasciano un compito: difendere la verità quando la realtà viene distorta, e difendere la dignità quando qualcuno viene ridotto a numero. Che il Signore lo accolga nella sua pace e renda fecondo ciò che ha seminato.
“Migranti missionari di speranza”
Il tema di quest’anno è messaggio forte: il migrante non è solo destinatario di cura; può essere testimone, può riaccendere comunità stanche, può ricordarci che la fede è cammino, fiducia, resistenza nella prova. E anche la comunità che accoglie è chiamata a una conversione: passare dal “vi tolleriamo” al “camminiamo insieme”; dal “vi aiutiamo” al “abbiamo bisogno dei vostri doni”; dal “si è sempre fatto così” al “per un’altra strada”.
Conclusione
Oggi l’Epifania ci mette davanti una scelta: Erode o Betlemme; paura o adorazione; chiusura o comunione.
Chiediamo al Signore un segno semplice e forte: che questa Chiesa di Vicenza, con tutte le sue comunità, diventi sempre più ciò che Paolo annuncia: un solo corpo, con la stessa eredità e la stessa promessa.
Signore Gesù, luce delle genti, rendici capaci di comunione, inermi davanti alla guerra e coraggiosi per la pace, fratelli senza confini, testimoni di speranza. Amen.


































