Vicenza come Canterbury, ma è meno noto l’assassinio del Vescovo Cacciafronte nella cattedrale nell’Italia del Nord-Est per opera di nobili ingordi

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Raffigurazione dell’omicidio di Thomas Beckett, assassinato come accadde al vescovo di Vicenza Cacciafronte nel 1184
Raffigurazione dell’omicidio di Thomas Beckett, assassinato come accadde al vescovo di Vicenza Cacciafronte nel 1184

(Articolo sull’omicidio del vescovo Cacciafronte da Vicenza Più Cool n. 1, supplemento a Vicenza Più Viva, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr).

Nato a Cremona nel 1125, divenuto monaco, il vescovo Giovanni de Surdis Cacciafronte si schierò con papa Alessandro III nel corso delle lotte di quest’ultimo con l’imperatore Federico Barbarossa, che lo espulse dalla propria città natale. Il pontefice, tuttavia, ne premiò la fedeltà, chiamandolo a reggere prima la diocesi di Mantova e dal 1179 quella di Vicenza. Qui, Cacciafronte si distinse nella riorganizzazione del patrimonio ecclesiastico e per l’attività pastorale. Lottò per la libertà della chiesa locale che i signori della città cercavano in tutti i modi di spogliare e, pur cercando di ripristinare il potere vescovile, rimase fedele a uno stile di vita monacale.
Non solo: il vescovo volle ravvivare nei fedeli il culto dei santi Felice e Fortunato e, per rendere loro più agevole il percorso fino alla basilica, fece lastricare a proprie spese la strada che la univa alla città.

Vista sulla Cattedrale e sul Palazzo Vescovile, scenario dell’omicidio del vescovo Cacciaforte
Vista sulla Cattedrale e sul Palazzo Vescovile, scenario dell’omicidio del vescovo Cacciafronte

In quegli anni gli assassinii dei vescovi non erano inusuali, soprattutto al tempo di Federico Barbarossa I, momento in cui ci fu una scissione tra il potere del papato e quello dell’impero. Ciononostante, le uccisioni dei vescovi ebbero inizio molto prima, basti pensare alle origini del cristianesimo o durante le invasioni barbariche. Su questo tema e sull’analisi dell’omicidio vicentino, scrive Giorgio Cracco nel suo saggio Assassinio nella cattedrale nell’Italia del Nord-Est: storia e memoria, contenuto nel volume miscellaneo
Tra Venezia e terraferma: per la storia del Veneto regione del mondo (Giorgio Cracco; studi raccolti con la collaborazione di Franco Scarmoncin e Davide Scotto).
Correva l’anno 1170 quando, precisamente nella Cattedrale di Canterbury, ebbe luogo una vicenda simile a quella vicentina: l’omicidio dell’arcivescovo Thomas Beckett.
Anche Vicenza ebbe nel 1184 il suo “Assassinio nella Cattedrale” ne parla Gianni Giolo, il quale nell’incipit del suo scritto, tratta l’argomento riferendosi a Murder in the Cathedral di Thomas Stearns Eliot, un dramma teatrale scritto nel 1935. Ciò che differenzia i due delitti, però, è che quello legato alla corona inglese destò molto scalpore, mentre la vicenda vicentina non ebbe lo stesso seguito Cacciafronte visse all’epoca delle lotte tra guelfi e ghibellini. Nel 1180 questa fazione che prevaleva in città fu sconfitta ed esiliata e maturarono i propositi di vendetta, tra i quali l’uccisione a tradimento del vescovo, nella primavera del 1184.
Per comprendere le ragioni dell’omicidio avvenuto nel 1184 a Vicenza, è essenziale esaminare attentamente il profilo del vescovo Cacciafronte. Egli si distinse come fedele devoto al papa, dedicando una considerevole parte del suo impegno all’attività pastorale e alla tutela del patrimonio ecclesiastico. La sua lotta per la libertà della Chiesa di Vicenza contro i potenti signori e nobili locali fu determinante, ma ironicamente fu proprio questa battaglia che segnò la sua condanna.
Il vescovo Cacciafronte non solo si oppose ai tentativi di spogliare la Chiesa locale dei suoi diritti, ma si adoperò anche contro gli eretici, cercando di preservare la purezza della dottrina. La fondazione di una scuola di teologia rappresentò un ulteriore impegno nel suo desiderio di educare e formare spiritualmente i membri della comunità. Fu in prossimità di questa scuola che la sua vita ebbe una tragica svolta.
Durante il tragitto verso la scuola, il vescovo Cacciafronte fu fermato da un mendicante che chiedeva una veste. Mostrando la sua consueta premura per i meno fortunati, il vescovo incaricò il suo segretario di procurare l’indumento richiesto. Fu proprio in questo momento, in un frangente di generosità, che il vescovo fu colpito a morte, segnando la fine di una vita dedicata alla fede, all’assistenza ai poveri e alla difesa della Chiesa.

Cattedrale di S. Maria Annunciata e il monumento dedicato al vescovo
Cattedrale di S. Maria Annunciata e il monumento dedicato al vescovo Cacciafronte

Il papa individuò alcuni nobili come veri mandanti, tra cui un feudatario scomunicato per aver abusato dei beni messigli a disposizione dalla Chiesa, tanto da privarli dei loro possedimenti e dei relativi benefici, punizione confermata negli anni seguenti dal Papa Celestino III e da Innocenzo III, che la estese anche agli eredi dei congiurati. Nel suo saggio Giorgio Cracco sostiene che Giovanni Cacciafronte fosse un modello ideale in quanto uomo di fede.
Figura molto amata dai vicentini e morto da martire, Giovanni De Surdis Cacciafronte fu ben presto considerato santo “di fatto” divenendo destinatario di preghiere che chiedevano la sua intercessione. Per questo, nel 1222 il suo successore alla cattedra vescovile, Zilberto si rivolse al papa chiedendone la canonizzazione.
Questa, pur avviata, trovò evidenti ostacoli a S. Pietro e non arrivò a compimento. Si dovette attendere 600 anni per vedere Cacciafronte beatificato nel 1824 da papa Leone XII e solo il 16 marzo, anniversario dell’uccisione, elevato a festa liturgica.
Il perché di questo ritardo lo si evince, forse, dagli atti del processo di canonizzazione, avviato pochi anni dopo la sua scomparsa, nei quali si può leggere che il religioso “prediligeva e nutriva i poveri facendo loro distribuire in tempo di carestia
il raccolto delle terre vescovili, vestendoli con panni acquistati a sue spese, onorandoli con la lavanda dei piedi”.
Si trattava di uno schema inusuale per essere proposto alla Chiesa universale di allora. Solo di allora?