Vicenza misteriosa raccontata da Massimo Parolin: “Discesa a Malebolge” presentato da Antonio Di Lorenzo al Galla Caffè

Anche il maestro Gabriele Scotolati alla presentazione del libro: un viaggio nel gotico, nella cultura vicentina e nelle sfumature dell'Inferno dantesco attraverso incontri, ricordi e passioni letterarie. Discesa a Malebolge conclude, forse, la trilogia iniziata con Quella strada per il lago e proseguita con Demoni a Vicenza

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Discesa a malebolge
Antonio Di Lorenzo e Massimo Parolin presentano il libro "Discesa a malebolge"

È stato davvero piacevole l’incontro culturale al Galla Caffè dove è stato presentato il libro “Discesa a malebolge” di Massimo Parolin, terzo capitolo della saga fantasy-gotica ambientata all’ombra dei Berici iniziata con “Quella strada per il lago” e proseguita con “Demoni a Vicenza”.

In una sala incontri piuttosto affollata, con Alberto Galla ospitale padrone di casa, a raccontare il libro dialogando con Parolin è stato il giornalista Antonio Di Lorenzo. Prima di coinvolgere l’autore, Di Lorenzo ha messo in evidenza i tanti spunti di interesse che emergono in appena 120 pagine di testo: uno stile asciutto che in questo caso diventa un pregio.

La copertina di Discesa a Malebolge

Il libro racconta il viaggio di una compagnia di amici – peraltro amici veri dell’autore e presenti anche a questa come alle altre presentazioni – che vanno in missione di salvataggio di uno di loro scomparso misteriosamente. Lo stesso tema si era riproposto anche nei primi due libri, tutti accomunati dall’avere come filo conduttore l’amicizia e la lotta contro il male, impersonato soprattutto dal demone Aamon. “Raccontare un libro di questo genere senza rivelare il finale non è facile – ha iniziato Di Lorenzo – ma posso dire che Discesa a Malebolge piacerà a tante persone per tanti diversi motivi. Agli appassionati di Dante, viste le numerose citazioni della Commedia, peraltro mai superflue o ridondanti ma sempre funzionali al racconto; agli amanti del gotico e del thriller, dato che la vicenda è piuttosto misteriosa; agli amanti di Vicenza, città che viene presentata nei suoi aspetti più insoliti e per certi versi meno rassicuranti; e agli appassionati di teologia, dato che la teologia è il filo che tiene insieme la trama e dà credibilità e profondità alla storia. Il libro coinvolgerà anche coloro che ammirano l’architettura sacra e in particolare il Duomo di Vicenza. Però – ha aggiunto scherzando e approfittandone per salutare il “precursore dei cantori dei demoni di Vicenza”, il Maestro Gabriele Scotolati anche lui presente per Discesa a Malebolge– forse è meglio visitare qualche altra chiesa o almeno, evitate di andare a visitarne la parte archeologia e i sotterranei, non si sa mai che cosa potrebbe saltar fuori”.

Il Maestro Gabriele Scotolati alla presentazione di Discesa a Malebolge
Il Maestro Gabriele Scotolati alla presentazione di Discesa a Malebolge

Di Lorenzo ha poi sottolineato che i tre libri di Massimo Parolin sono usciti in meno di due anni: “Se va avanti con questo ritmo, sarà il nostro George Simenon…”. Sollecitato su questo e sulla passione per la scrittura, Parolin, dopo aver ringraziato Di Lorenzo per l’introduzione, ha spiegato che lo scrivere per lui è una valvola di sfogo quando stacca da un lavoro (è comandante della Polizia Locale di Vicenza) che lo mette spesso a confronto con le parti difficili della realtà: scrivere diventa dunque un escamotage per uscire dalla quotidianità. La scrittura nasce abbastanza facilmente, ha spiegato ancora, perché “Riesco a vedere le scene che mi accingo a scrivere”.

“E la passione per la scrittura, ha chiesto Di Lorenzo, da dove arriva?”

Ho sempre scritto molto. I primi racconti però sono molto personali e sono chiusi in alcuni cassetti, di cui uno a doppia mandata… Poi ho scritto una serie di testi sugli anni Ottanta, quelli della mia giovinezza, che sono piaciuti al direttore di ‘VicenzaPiù Viva’ Giovanni Coviello, il quale ne ha fatto una rubrica sul suo giornale. Poi, quando, sempre con Coviello come curatore, ho dato alle stampe il primo libro, i miei scritti sull’epoca dei boomer sono entrati nell’appendice, anche perché gli anni Ottanta sono quelli in cui è ambientata la prima parte della storia”.

“Ma perché per esordire hai scelto proprio un romanzo gotico?”

Perché è un tipo di letteratura ma anche di cinematografia che amo. Ho sempre guardato tutti i film e le serie horror, gotiche. Non lo splatter, non mi piacciono gli effettacci, la suspense va costruita con tutti i dettagli. Ma amo le storie di mistero.

“Lo dici anche in prefazione, citando Hitchcock, che l’attesa dello sparo fa più paura dello sparo stesso. Nel libro poi nomini diversi demoni”.

Sì sono quelli dell’Inferno, la cantica che piace di più della commedia di Dante, era così anche a scuola. Purgatorio e Paradiso sono molto più complessi e difficili, l’Inferno è divertente. E le malebolge sono uno dei luoghi più interessanti, è lì che si trovano i demoni. Che poi in realtà Dante non dedica loro che qualche terzina, ma bastano a tratteggiarne figure suggestive e piene di sfaccettature. Che poi nel libro i demoni hanno anche una funzione ben precisa, mettono in evidenza i caratteri delle persone, non hanno solo un ruolo negativo…

“A proposito di caratteri – ha aggiunto Di Lorenzo -, una delle caratteristiche più belle dei tuoi libri è proprio la vivezza con cui sono descritti i personaggi, i tuoi amici, che poi, cambiando solo i nomi, sono persone vere, anzi, quanti ce ne sono qui stasera?” Si sono alzate diverse mani ed ha parlato “Gianni” il quale ha spiegato con molta semplicità che “La nostra amicizia è un valore puro. Siamo amici, non c’è molto altro da dire. Ovviamente ogni tanto si litiga, magari per un po’ ci si perde di vista, ma se c’è bisogno ci siamo sempre”.

Certo – ha rincarato Parolin – tutti i personaggi della trilogia, sono reali, sono gli amici di sempre, quelli con cui negli anni Ottanta si andava in discoteca di domenica pomeriggio. Noi andavamo al Miralago o all’Elle et Lui.” A proposito di questo, tra i presenti, a ricordare gli anni 80 c’era il Dj Lele, una delle figure di riferimento di tutti i posti dove si ballava a Vicenza e nel Vicentino. “Era un’altra epoca – ha detto – la città era piena di discoteche, oltre alle due del lago anche il Boom, il Palladium, il Nordest… Fare il dj era il mio lavoro, un lavoro che è anche una passione. Oggi è tutto cambiato, le discoteche sono quasi tutte scomparse…”

Da sinistra, Alberto Galla, Di Lorenzo, Parolin e il Dj Lele

Dopo questa pausa amarcord, Parolin è tornato sulla trilogia: “I personaggi sono reali, ho cambiato i nomi, ma sono loro, amici veri, disinteressati. Le avventure, le sparizioni e la caccia ai demoni ovviamente sono storie di fantasia, ci tengo però a dire che il primo capitolo è vero. La morte di Gabriele è vera, è uno degli amici che se n’è andato troppo presto. Ed è andata proprio come ho raccontato. La notizia che mi raggiunge mentre sono lontano, il ritorno a casa, l’abbraccio con la sorella e la compagna, che vedo qui stasera e la cosa mi fa piacere. Ho voluto rendere omaggio al suo ricordo, non solo dedicandogli il capitolo iniziale ma trasformandolo nel nostro Virgilio…”. Già, perché la discesa a Malebolge che dà il titolo al romanzo non è una discesa figurata, ma si traduce in un vero e proprio percorso in una sorta di girone infernale tra demoni, dannati e punizioni che richiamano il contrappasso dantesco. Come ha sottolineato Di Lorenzo: “Hai anche inventato una nuova categoria di peccatori, i dannati che agiscono sui social… Ma quando cominci a scrivere sai già dove ti porterà la trama?”

Naturalmente ho un’idea di base, come ho detto in un certo senso vedo quello che mi accingo a scrivere, ma poi man mano che vado avanti la storia può prendere anche pieghe inattese. Come quando nel libro precedente le due date che ho preso come riferimento avevano la differenza di 666 anni. Giuro che non l’ho fatto apposta, ma la faccenda mi ha dato da pensare, anche perché normalmente io scrivo di notte, tra mezzanotte e le tre di mattina e anche questo è un segno … demoniaco perché Cristo è morto alle tre ma del pomeriggio…”.

“Infatti – ha scherzato ancora Di Lorenzo – nella prefazione consigli al lettore di tenere accesa una lampada dopo aver concluso la lettura… Cosa che ho fatto anch’io, tenendo presente che in casa ho un gatto, che si sa sono tradizionalmente animali in contatto con l’altra dimensione… Ma senza rivelare il finale, questo è l’ultimo libro della saga o intendi andare avanti?”

Ero partito con l’idea della trilogia e in effetti con “Discesa a Malebolge” si conclude la vicenda di Massimo e dei suoi amici però, come ho detto prima, è la trama che ad un certo punto va dove vuole e una porta per il seguito è rimasta aperta...”