
MovimentiAMOci Vicenza interviene dopo la condanna inflitta per le violenze subite da una donna a Schio e chiede protezione più tempestiva e controlli sulle risposte istituzionali.
Il caso di violenza a Schio riapre il confronto sulla tutela delle donne che denunciano maltrattamenti. MovimentiAMOci Vicenza richiama una vicenda durata oltre due anni, con tre accessi al pronto soccorso, quattro costole rotte, un ginocchio fratturato e ottanta giorni complessivi di prognosi. La posizione arriva dopo una condanna a tre anni di reclusione, ridotta con il rito abbreviato. I servizi e i riferimenti regionali sono raccolti nella pagina della Regione Veneto dedicata al contrasto della violenza sulle donne.
L’associazione non contesta le garanzie del processo, ma pone il problema della proporzione percepita tra la gravità delle lesioni e l’esito giudiziario. Chiede inoltre che ogni denuncia attivi una valutazione del rischio puntuale, capace di individuare rapidamente le misure di protezione necessarie prima che la situazione peggiori.
Il tema riguarda anche la vittimizzazione secondaria, già al centro del dibattito sulla tutela delle madri sottoposte a violenza nei procedimenti civili. Secondo MovimentiAMOci, le parole delle donne non devono essere minimizzate e gli interventi non possono dipendere soltanto dalla presenza di lesioni gravissime.
Violenza a Schio, la richiesta all’Osservatorio regionale
La presidente Emanuela Natoli invita l’Osservatorio regionale sulla violenza contro le donne a monitorare non solo il numero delle denunce, ma anche le condanne, le riduzioni di pena, la loro esecuzione e le risposte delle istituzioni alle richieste di aiuto. L’obiettivo indicato è verificare l’effettiva continuità della protezione.
La vicenda richiama la necessità di collegare pronto soccorso, forze dell’ordine, magistratura e servizi territoriali. Ogni passaggio produce informazioni utili a stimare il pericolo e a evitare che episodi ripetuti vengano letti separatamente. La tempestività, in questi casi, è parte essenziale della prevenzione.
MovimentiAMOci chiede infine che convegni e campagne siano accompagnati da strumenti operativi e risorse adeguate. Il caso di violenza a Schio, sostiene l’associazione, deve diventare occasione per misurare ciò che avviene dopo la denuncia: ascolto, sicurezza concreta, assistenza e capacità di interrompere l’escalation.






























