
Dopo l’articolo di Alessia Zorzan sul Giornale di Vicenza sui Gettoni dei consiglieri comunali fermi da quasi vent’anni e il nostro “documento-dossier” sui compensi dei politici locali (VicenzaPiù Viva n. 295 di febbraio 2025), riemerge l’ordine del giorno presentato nel 2023 dall’ex consigliere comunale Giovanni Rolando che in una sua nota richiama dati, norme e precedenti. Dopo gli aumenti delle indennità di sindaco e giunta, torna la questione dell’adeguamento per l’aula

A Vicenza il tema della dignità e del riconoscimento economico del ruolo dei consiglieri comunali torna al centro del dibattito pubblico. A riaccendere i riflettori, dopo quanto da noi scritto a febbraio 2025 evidenziando l’ordine del giorno del 26 gennaio 2023 dell’allora consigliere comunale Giovanni Rolando, approvato all’unanimità, ma rimasto in un cassetto, con oggetto “Per la rideterminazione del gettone di presenza dei consiglieri bloccato da 15 anni in euro 36,15 per ogni seduta di Consiglio) è stato l’articolo firmato da Alessia Zorzan sul Giornale di Vicenza del 3 gennaio 2026 (clicca qui), che ha ricordato come i gettoni di presenza dei consiglieri comunali del capoluogo berico siano tra i più bassi del Veneto e fermi dal 2008 a 36,15 euro lordi a seduta.

Un quadro che trova un precedente politico preciso nella proposta formalizzata già nel gennaio 2023 da Giovanni Rolando, allora consigliere comunale, con un ordine del giorno presentato in occasione della discussione sul Bilancio di previsione 2023-2025. Rolando chiedeva esplicitamente la rideterminazione del gettone di presenza, bloccato da oltre quindici anni, evidenziando una crescente sproporzione rispetto all’aumento delle indennità di sindaco, vicesindaco, assessori e presidente del Consiglio comunale, adeguate per legge nazionale a partire dal 2022.
Nella sua proposta, Rolando ricostruiva puntualmente l’evoluzione normativa dei gettoni di presenza, sottolineando come Vicenza sia rimasta ancorata ai parametri più restrittivi della spending review, senza applicare le maggiorazioni consentite. Una situazione che porta oggi i consiglieri comunali a percepire meno di 28 euro netti per sedute che spesso durano cinque, sei o persino otto ore.
L’ordine del giorno evidenziava inoltre un elemento politico rilevante: mentre lo Stato ha previsto contributi specifici per compensare i Comuni degli aumenti delle indennità di funzione, nulla è stato fatto per riequilibrare il trattamento economico dei consiglieri, che restano l’anello più debole della catena istituzionale, pur essendo – come ricorda l’articolo 42 del TUEL – l’organo di indirizzo e controllo politico-amministrativo.
Rolando proponeva di allineare il gettone di Vicenza almeno alla media degli altri capoluoghi veneti – come Padova, Verona, Treviso, Venezia e Rovigo – richiamando anche una dichiarazione dello stesso sindaco di allora, che aveva definito “iniquo” il mancato adeguamento dei compensi dei consiglieri.
L’articolo di Zorzan ha aggiornato il quadro con dati puntuali sulla spesa complessiva sostenuta dal Comune per i gettoni e sui raffronti regionali, mostrando come Vicenza sia superata da quasi tutti i capoluoghi, con la sola eccezione di Belluno. Un dato che rafforza la tesi di chi chiede un intervento non per privilegio, ma per garantire dignità, trasparenza e accessibilità democratica a una funzione pubblica che richiede tempo, studio e presenza costante.
A distanza di tre anni, la proposta di Giovanni Rolando appare quindi tutt’altro che superata: il tema resta aperto e chiama in causa non l’Anci ma, in base alle normative, Palazzo Trissino, che è l’ente preposto a decidere, se davvero si vuole evitare che il ruolo di consigliere comunale diventi appannaggio esclusivo di chi può permetterselo economicamente. Una questione di equità istituzionale, prima ancora che di numeri.


































