Terziario vicentino, il bilancio 2025: tiene il turismo, soffre l’abbigliamento

83
confcommercio vicenza sede

Il terziario di mercato nel vicentino archivia il 2025 all’insegna della stabilità, ma con profonde differenze tra i vari comparti: è quanto emerge dal report dell’Osservatorio Economico Occupazionale di Confcommercio Vicenza, basato su un campione di oltre 300 aziende della provincia. Sebbene solo il 13% delle imprese dichiari una situazione critica, i settori del commercio al dettaglio e dell’ingrosso mostrano evidenti segnali di affanno.

I dati più preoccupanti arrivano dal comparto prodotti per la persona (abbigliamento e calzature) e prodotti per la casa, dove il 42% delle imprese ha registrato un calo di fatturato e utili nel confronto con il 2024. Ancora più marcata la flessione nell’ingrosso, che vede il 48% delle aziende in territorio negativo.

Al contrario, il settore alimentare segna un +43% nel fatturato, un dato tuttavia influenzato più dal rincaro dei prezzi che da un reale aumento dei volumi di vendita. Decisamente più solida la performance dei servizi, dove il 45% degli interpellati ha visto crescere gli utili, e del turismo e ristorazione, con il 38% delle imprese che segnala incassi in aumento, nonostante la pressione sui margini di guadagno.

“A fine anno qualche leggero segnale positivo sul fronte dei consumi si è notato e questo apre una prospettiva più positiva sul 2026, ma ciò che serve alle imprese del commercio, turismo e servizi è un serio rilancio della capacità di spesa delle famiglie che non vediamo all’orizzonte”, commenta il presidente di Confcommercio Vicenza, Nicola Piccolo.

Secondo l’indagine, l’85% delle imprese percepisce le difficoltà economiche della clientela, mentre il 91% ha dovuto affrontare un aumento dei costi aziendali. Nonostante ciò, oltre la metà degli imprenditori (51%) ha scelto di non ritoccare i prezzi di vendita per non gravare ulteriormente sui consumatori.

Un segnale di fiducia arriva dal fronte occupazionale: un terzo delle imprese con dipendenti intende incrementare il personale nel primo semestre del 2026. La propensione maggiore si registra nel turismo, dove la metà delle aziende cerca nuovi collaboratori.

Tuttavia, il vero ostacolo rimane il “mismatch”: l’82% delle imprese del turismo fatica a trovare figure professionali. “È un problema diffuso che non riguarda ovviamente solo questo settore — conclude Piccolo —: le soluzioni non sono dietro l’angolo, ma ciò che si può fare è lavorare con le scuole per orientare i giovani verso le professioni del turismo e del commercio”.