
Un vero e proprio caso sulla sicurezza urbana è scoppiato a Brendola, dove l’Associazione Italiana Controllo di Vicinato INWA ha inviato una formale lettera di diffida e invito all’Amministrazione comunale.
Al centro della contestazione l’uso improprio della denominazione “Controllo di Vicinato” per iniziative che prevedono pattugliamenti serali di cittadini volontari dotati di pettorine e segni distintivi. Il Comune ha risposto prontamente, ammettendo un errore di comunicazione: quelle che erano state presentate come attività di controllo sono, in realtà, un progetto distinto di “passeggiate per la sicurezza urbana“.
La posizione dell’Associazione INWA: “No alle ronde”
L’associazione INWA, supportata formalmente anche da altre sgile, ha sollevato il problema dopo la diffusione di servizi media locali in cui l’Amministrazione presentava pattugliamenti attivi sotto l’ombrello del Controllo di Vicinato (ne avevamo parlato anche noi, qui).
Secondo l’Associazione, questo modello si basa esclusivamente su “osservazione informale e segnalazioni qualificate“, con la totale assenza di ronde, interventi diretti o segni distintivi assimilabili a divise.
Le iniziative di Brendola, per modalità operative, sono state invece giudicate riconducibili alle “ronde cittadine” del Decreto Maroni. La diffida chiede dunque di cessare l’uso della denominazione, rettificare i post istituzionali e adottare una terminologia coerente con la reale natura del progetto.
La replica del Sindaco di Brendola: “Controllo di vicinato? Un errore formale, ritirate le pettorine”
Il sindaco, Bruno Beltrame, ha fornito una parziale rettifica per chiarire l’equivoco. Pur confermando che il Controllo di Vicinato “classico” è attivo a Brendola con circa 200 volontari e nel pieno rispetto del Protocollo con la Prefettura, il primo cittadino ha ammesso che nel precedente comunicato è stata fatta confusione tra questo e il nuovo progetto delle “passeggiate per la sicurezza“.
“Per evitare ogni possibile equivoco e accogliendo le indicazioni delle associazioni — ha dichiarato il sindaco Beltrame — abbiamo rimosso tempestivamente sui social tutti i riferimenti impropri, ritirando le pettorine consegnate ai volontari e allineato denominazione e modalità operative”. L’amministrazione ha inoltre precisato che i gilet catarifrangenti non volevano essere “divise”, ma semplici strumenti di protezione dal traffico stradale.
Verso un nuovo percorso con la Prefettura
L’assessore alla Sicurezza, Alessandra Stenco, ha aggiunto le proprie scuse per il fraintendimento: “L’uso non corretto della denominazione non rispecchia l’intento dell’Amministrazione. Stiamo lavorando affinché ogni iniziativa, comprese le passeggiate per la sicurezza urbana disciplinate dal Decreto Minniti, sia definita formalmente con le Forze dell’Ordine e la Prefettura”.
Il Comune ha ribadito che tali attività non comporteranno mai funzioni di vigilanza o intervento diretto, che restano competenza esclusiva delle Forze dell’Ordine, ma si configureranno come semplice “partecipazione civica non operativa”.


































