Autonomia Veneto, Stefani in Consiglio: “Iter avanti con slancio e dialogo costante con Roma”

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Il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani relaziona al Consiglio sul percorso verso l'Autonomia differenziata

Il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha relazionato al Consiglio regionale sull’iter dell’Autonomia differenziata. “Continua con slancio”, ha detto all’aula, sottolineando che in queste settimane ha mantenuto importanti interlocuzioni con il Governo Meloni.

Il governatore ha ripercorso le tappe più recenti de processo come l’avvio del percorso di individuazione dei Lep che “non era mai stato affrontato dalla riforma del titolo V del 2001” e l’approvazione della legge quadro che ha seguito da relatore in aula come parlamentare.

Prossimo passo, “la definizione di un’intesa superando anche il passaggio della pre-intesa – ha spiegato -. Lo schema di intesa dovrà avere il parere della conferenza unificata delle Camere per poi passare alla fase definitiva. Le interlocuzioni di questi giorni si concentrano sulle tre materie non lep: Protezione civile, Professioni e Previdenza complementare e integrativa. Inoltre, si lavora su una materia Lea: la tutela della salute in coordinamento con la tutela della finanza pubblica”.

Riguardo a quest’ultima, Stefani ha detto: “L’autonomia differenziata in questo ambito consente la possibilità di garantire al nostro territorio maggiori risorse soprattutto per quanto riguarda l’impiego dei risparmi dal fondo sanitario nazionale per poterli rinvestire in Veneto. Significa sbloccare oltre 17 milioni di euro per favorire una programmazione più tempestiva ed efficiente negli interventi di ammodernamento edilizio e tecnologico. Troppo spesso le assegnazioni di risorse sono avvenute magari in ritardo rispetto alla programmazione creando non solo difficoltà ma anche il rischio di soluzioni anacronistiche che non tenevano più conto delle esigenze reali del momento. Inoltre, potrebbero essere individuati enti intermedi in funzione della riorganizzazione istituzionale delle aziende sanitarie. Ad esempio, enti specialisti per le materie ad alta standardizzazione. Come il controllo di gestione, le risorse umane, l’aggiornamento tecnologico, lo sviluppo di competenze. Tutto ciò significa risparmi di spesa per le regioni virtuose”.

Stefani è relatore del Ddl Autonomia alla Camera e titolare della delega a trattare con il Governo. Nella relazione, è entrato nel merito delle quattro materie oggetto della pre-intesa siglata dal ministero di Roberto Calderoli con le regioni Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria: tutela della salute (LEP), Protezione civile, professioni non ordinistiche e previdenza complementare e integrativa (non LEP).

In tema di Protezione Civile ha aggiunto Stefani: “Oltre alle ordinanze in deroga che consentirebbero che il Presidente di Regione o un suo delegato possa diventare commissario per emergenze di carattere nazionale, non è da sottovalutare la possibilità che si prospetterebbe con l’Autonomia differenziata di superare i vincoli nell’assunzione del personale dedicato alle emergenze oltre a una contabilità dedicata e speciale per l’acquisto di mezzi e strumentazione”.

Stefani ha aggiunto parlando di Professioni: “L’autonomia permetterebbe di aggiornare gli elenchi e prevedere anche nuove professioni. Nel Veneto oggi sono stimati oltre 20.000 operatori economici senza una qualifica professionale adeguata”.

Proseguendo poi sulla Previdenza complementare integrativa. “L’autonomia prevista non solo consente la promozione della materia che è sempre più realtà anche nei welfare aziendali ma anche di finanziare specifici fondi e disciplinarli. La Regione potrebbe acquisire la rappresentanza negoziale a beneficio dei suoi dipendenti e quelli del servizio sanitario regionale”.

“Il filo rosso di tutto questo è l’adattamento alle specificità del nostro territorio, alle sue esigenze – ha concluso il Presidente -. Per questo non va dimenticata anche la facoltà di autonomia orizzontale della Regione che, come già prevede la Costituzione, con legge regionale può ratificare intese con altre regioni su materie di competenza regionale e stipularne con Stati e realtà territoriale al loro interno. Dobbiamo interagire perché l’autonomia ci consenta di essere protagonisti non solo nel paese ma anche in Europa e nel Mondo. Questa è la sfida che abbiamo davanti. Le competenze che otterremo non spaccano l’Italia ma consentono di meglio assolvere il ruolo di amministratore regionale e locale. Come diceva Madison, le autonomie territoriali non limitano le libertà ma le moltiplicano”.

Autonomia differenziata: Consiglio regionale Veneto vota mozioni

Dopo la discussione generale e le dichiarazioni di voto da parte dei consiglieri regionali del Veneto, sono state votate le Mozioni n. 35 e 36 in materia di autonomia differenziata.

Nello specifico, è stata approvata, con 32 voti favorevoli e 2 contrari (15 consiglieri non hanno partecipato al voto), la Mozione n. 35, di cui è primo firmatario il consigliere Riccardo Barbisan (Capogruppo Lega- LV), ‘Attribuzione alla Regione del Veneto di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione. Rinnovo del mandato al Presidente della Giunta regionale alla prosecuzione del negoziato con il governo della Repubblica italiana’.

Respinta, invece, con 35 voti contrari, la Mozione n. 36, di cui è primo firmatario il Capogruppo Dem Giovanni Manildo, ‘Autonomia differenziata del Veneto: il Presidente della Giunta regionale garantisca la più ampia partecipazione del Consiglio regionale nella definizione dei contenuti’.

Le reazioni dei consiglieri regionali alla relazioni di Stefani

Alle parole di Stefani si sono susseguite le reazioni e i commenti dei consiglieri regionali dei due schieramenti: entusiaste quella della maggioranza, critiche ma anche propositive quelle dell’opposizione.

“Siamo un’opposizione costruttiva, che non dice ‘No’ a priori, ma che non può essere d’accordo sul concedere al Presidente Stefani una delega in bianco per l’autonomia differenziata – ha detto Giovanni Manildo, Capogruppo del Partito Democratico -. Siamo invece per un approfondimento e una condivisione del percorso, nel rispetto delle prerogative del Consiglio e delle diversità partitiche. Auspichiamo che il nuovo Consiglio regionale abbia la possibilità di fare il bene dei territori assumendo funzioni che concretamente portino dei vantaggi ai territori stessi. Vogliamo e chiediamo concretezza, desideriamo che l’iniziativa della Regione sia corroborata da una adeguata istruttoria”.

Rosanna Conte (Lega – LV) ha evidenziato come “il nostro problema è la mancanza di opportunità rispetto alle regioni a statuto speciale”.

Nicolò Maria Rocco (Riformisti Veneti in Azione) ha fatto riferimento “al federalismo pragmatico citato da Mario Draghi a proposito dell’assetto futuro europeo. Penso sia necessario ragionare su quale tipo di autonomia vogliamo: esiste un’autonomia dei servizi e della sussidiarietà sulla quale è necessario confrontarsi”.

“Da indipendentista, mi accorgo di come il percorso verso l’autonomia non risponda alle esigenze dei cittadini, alla luce degli esiti del referendum dell’ottobre del 2017.”, ha detto Alessio Morosin (Lega Veneta Repubblica). “Stefani deve mettere sul tavolo una minaccia legale di disobbedienza fiscale, nonché la prospettiva di una fusione del Veneto a statuto ordinario con il Friuli-Venezia Giulia, regione a statuto speciale”.

Davide Lovat (Szumski Resistere Veneto) ha evidenziato che “i veneti vogliono una riforma delle istituzioni che sia al passo con i tempi: dobbiamo ammodernarle in forma macroregionale e cantonale”.

Matteo Baldan (FdI) ha ricordato “gli esiti del Referendum del 2017, con tantissimi Veneti che hanno creduto nel percorso verso l’autonomia differenziata. Noi abbiamo sempre sostenuto questo percorso in modo concreto, per premiare le regioni virtuose, come il Veneto”.

Stefano Valdegamberi (Lega- LV), ha chiesto al Presidente Stefani di adoperarsi affinché “per le materie che gestiremo, le economie rimangano nel nostro territorio, a beneficio dei cittadini”.

Per Chiara Luisetto (Pd), vicepresidente della commissione consiliare Sanità, “serve il rispetto delle competenze regionali in materia sanitaria”.

Con forme e toni differenti (maggioranza troppo centralista in Veneto; autonomia solo sbandierata e vuota di contenuti, mancanza di tempo per approfondire…) hanno espresso posizioni critiche nei confronti del processo verso l’autonomia differenziata tratteggiato dalla Legge Calderoli anche Jonatan Montanariello, Paolo Galeano, Alessandro del Bianco e Monica Sambo (Pd), Carlo Cunegato ed Elena Ostanel (Alleanza Verdi Sinistra).

Silvia Calligaro (FdI) ha chiesto al Presidente Stefani “di riconoscere le specificità e ottenere forme di autonomia per la Provincia di Belluno”.

Filippo Rigo (Lega- LV), ha rivendicato “il merito della Lega nel percorso che porta all’autonomia”, mentre Riccardo Barbisan (Capogruppo Lega- LV) ha rimarcato come “l’autonomia ha unito il popolo veneto quando è andato a votare nell’ottobre del 2017. La gente ci ha chiesto di portare avanti la battaglia per l’autonomia, anche se c’è rammarico per nove anni di attesa. Ma noi siamo sempre dalla stessa parte della barricata e continueremo perché questo processo possa andare in porto”.

Riccardo Szumski (Szumski Resistere Veneto) si è fatto portatore della “disillusione dei Veneti rispetto agli esiti del Referendum del 2017. Lo Stato è un nemico: serve mobilitare i cittadini. Dobbiamo ottenere le risorse, a iniziare da quelle sanitarie. Non ci accontentiamo dei rimasugli della Legge Calderoli”.

Alberto Bozza (Forza Italia) ha auspicato che “l’autonomia si concretizzi davvero: il Veneto ha una grande opportunità, nel rispetto dei cittadini veneti che si sono espressi nel 2017 con grande chiarezza. Ci auguriamo che si proceda, con gradualità, ad adottare atti concreti. Siamo a fianco del Presidente Stefani. E le commissioni consiliari devono diventare luogo di confronto costruttivo e di arricchimento”.

Matteo Pressi (Capogruppo Stefani Presidente) è ritornato “sugli esiti del Referendum del 2017, con l’espressione di una precisa posizione politica. I Veneti hanno manifestato chiaramente l’esigenza dell’autogoverno. L’autonomia è uno strumento per migliorare la vita delle persone. È questo il senso del nostro impegno”.

Enoch Soranzo (FdI) ha posto l’accento sul fatto che “l’autonomia differenziata serve al Veneto, ma soprattutto al Paese. Noi l’abbiamo sempre sostenuta. E rivendico che, se abbiamo fatto passi in avanti, lo dobbiamo al governo Meloni. Dobbiamo rinnovare il mandato al Presidente Stefani, già avuto dal Presidente Zaia. Per noi, l’impegno assunto verso i cittadini viene prima di tutto e per questo ci impegneremo con tutte le nostre forze per ottenere l’autonomia differenziata”.