
Per Pietro Paganini il settore agroalimentare strategico deve essere trattato come energia e reti digitali: produce sicurezza, nutrizione e resilienza.
Il settore agroalimentare strategico dovrebbe essere considerato da Italia ed Europa alla stregua dell’energia, delle reti digitali e della difesa. È la posizione espressa da Pietro Paganini, presidente di Competere e docente alla Temple University, durante la IFCN Dairy Conference dedicata all’economia del comparto lattiero-caseario.
Paganini sostiene che agricoltura, allevamento, trasformazione e distribuzione non possano essere trattati soltanto come settori economici. Senza un sistema capace di produrre e distribuire alimenti sicuri, accessibili e nutrienti, afferma, non esistono autonomia né sicurezza nazionale.
Il tema riguarda anche le filiere economiche e produttive raccontate da ViPiù, chiamate a misurarsi con costi energetici, innovazione, sostenibilità e mercati internazionali.
Agroalimentare strategico e valore percepito
Come esempio, Paganini cita il latte: dietro ogni litro ci sono salute animale, ricerca, tecnologia, energia, trasformazione, catena del freddo, logistica e commercio. Una volta arrivato sullo scaffale, gran parte di questo sistema scompare agli occhi del consumatore, che vede soprattutto prodotto e prezzo.
Il presidente di Competere definisce questa distanza “Dairy Value Gap”, cioè divario tra il valore creato e quello percepito. Propone quindi che il settore impari a parlare non soltanto di quantità, ma di nutrizione, resilienza alimentare e contributo all’autonomia europea.
Secondo Paganini, riconoscere l’agroalimentare strategico significa orientare meglio investimenti, ricerca, politiche industriali e comunicazione pubblica. La filiera dovrebbe mostrare con maggiore chiarezza il lavoro e le infrastrutture che rendono possibile ogni prodotto, rafforzando così la consapevolezza dei consumatori e la capacità di affrontare crisi future.
Il ragionamento si estende dal lattiero-caseario all’intero sistema del cibo, comprendendo imprese agricole, trasformazione, distribuzione e servizi. La proposta è di integrare questa filiera nelle strategie nazionali ed europee di sicurezza economica, evitando che dipendenze tecnologiche, energetiche o logistiche compromettano la disponibilità degli alimenti.
Il confronto proseguirà con l’attenzione degli operatori, delle istituzioni e dei cittadini interessati agli sviluppi annunciati.

































