
Alla vigilia dell’anniversario del naufragio di Lampedusa, l’organizzazione chiede un sistema europeo stabile di ricerca e soccorso.
Sono oltre 1.500 i bambini migranti nel Mediterraneo morti o dispersi dal 2014, secondo la stima richiamata da Save the Children. L’organizzazione precisa che il dato è probabilmente inferiore alla realtà, perché molte tragedie non vengono registrate. Informazioni sulle attività di tutela dei minori sono disponibili sul sito di Save the Children Italia.
La presa di posizione arriva in vista dell’anniversario del naufragio del 3 ottobre 2013 davanti a Lampedusa, nel quale morirono 368 persone. Save the Children ricorda inoltre che, tra i minori indicati come morti o dispersi, 642 hanno perso la vita lungo la rotta del Mediterraneo centrale.
Nel complesso, dal 2014 più di 35.600 persone risultano morte o disperse nel Mediterraneo, oltre 25.800 delle quali nel tratto centrale. Il tema è tornato drammaticamente d’attualità dopo il ritrovamento del corpo di un bambino su un gommone quasi sgonfio tra le zone di ricerca e soccorso libica e tunisina. ViPiù ha seguito anche altri naufragi di migranti nel Mediterraneo.
Bambini migranti nel Mediterraneo, le richieste all’Unione europea
Elena Gentili, responsabile Advocacy e Policy dell’organizzazione, chiede agli Stati membri e all’Unione europea di mettere la vita umana al centro delle politiche migratorie. Le proposte comprendono un sistema stabile e coordinato di ricerca e soccorso, lo sbarco rapido dei naufraghi in un luogo sicuro e l’apertura di vie regolari di ingresso.
Save the Children contesta politiche che, a suo giudizio, privilegiano la protezione dei confini rispetto a quella delle persone. L’organizzazione chiede inoltre che non vengano ostacolate o sanzionate le imbarcazioni, comprese quelle delle organizzazioni non governative e le navi mercantili, impegnate a salvare persone in pericolo.
Nel 2026 sono arrivate via mare in Italia oltre 22.600 persone, tra cui più di 4.500 minori stranieri non accompagnati, in gran parte sbarcati a Lampedusa. Per l’associazione, dopo l’approdo occorre individuare subito i bisogni dei minori, garantire protezione adeguata e trasferirli rapidamente in strutture dedicate.
Save the Children partecipa anche quest’anno alle iniziative del Comitato 3 ottobre con il laboratorio “Il viaggio di Aboubacar”, destinato a studenti italiani e stranieri. Attraverso audio, disegni e schede, il percorso ricostruisce le ultime fasi del viaggio e dell’accoglienza. L’obiettivo è avvicinare i coetanei alle esperienze dei bambini migranti nel Mediterraneo e trasformare la commemorazione in una richiesta di responsabilità politica condivisa.

































