PFAS e TFA nel sangue degli europei, Guarda: «Livelli record e rischio riproduttivo»

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PFAS e TFA

PFAS e TFA sono stati rilevati nel sangue di tutti i 110 volontari coinvolti in uno studio promosso dall’eurodeputata vicentina Cristina Guarda e dal gruppo dei Verdi/ALE.

I risultati sono stati presentati al Parlamento europeo durante la conferenza “Forever chemicals in EU”. Guarda richiama il lavoro dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche, che ha raccomandato di classificare il TFA come tossico per la riproduzione. Il dato viene collegato direttamente al Veneto e alla lunga vicenda dell’inquinamento da PFAS generato dalla Miteni, già al centro di un ampio approfondimento di ViPiù sul processo Miteni.

Il TFA, acido trifluoroacetico, è stato trovato nel 100% dei campioni, con una mediana di 21,2 nanogrammi per millilitro. Rappresenterebbe oltre l’80% del carico totale di PFAS misurato: per Guarda si tratta dei livelli più alti finora riscontrati nell’essere umano. Lo studio ha coinvolto persone di nove Paesi europei, con una particolare attenzione a 46 donne tra gestanti, neomamme e donne in età fertile.

PFAS e TFA, la richiesta di un divieto europeo

L’eurodeputata sottolinea inoltre che almeno un partecipante su quattro avrebbe superato i livelli di sicurezza fissati dall’Unione europea e tre su quattro la soglia oltre la quale le National Academies statunitensi raccomandano un controllo clinico. Guarda chiede quindi di non procedere più con divieti sostanza per sostanza, ricordando che la famiglia dei PFAS comprende oltre diecimila composti.

Nel suo intervento la parlamentare cita anche il costo economico dell’inazione: tra 52 e 84 miliardi di euro l’anno per gli impatti sanitari, mentre le bonifiche potrebbero raggiungere cifre molto più elevate. La posizione è netta: una regolamentazione rapida e completa, accompagnata da un percorso industriale verso alternative sicure, avrebbe costi inferiori rispetto al mantenimento dell’attuale esposizione.

Per Guarda, che rivendica la propria provenienza dal territorio veneto colpito dalla contaminazione, i nuovi dati devono diventare la base di una decisione politica europea e di una tutela più forte per donne, bambini, agricoltori e comunità esposte.