Centrosinistra, Renzi: “Chiedo 3 garanzie a Conte, serve un programma serio”

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(Adnkronos) – “Anche io chiedo delle garanzie a Giuseppe Conte. Chiediamo 3 garanzie: mai più Salvini al Viminale, mai più Giorgetti in Consiglio dei ministri e che non staremo mai dalla parte di Donald Trump”. Matteo Renzi, leader di Italia viva, chiude la Leopolda 2026 e nel suo intervento chiede garanzie a Giuseppe Conte. Il numero 1 del Movimento 5 Stelle, in precedenza, aveva fatto altrettanto rispondendo a domande sulla presenza di Renzi nella coalizione del campo largo in vista delle prossime elezioni. “Mi vengono chieste delle garanzie. In politica non ci sono garanzie ma le riflessioni che fa Conte sono comprensibili e io vorrei lanciare un ramoscello di pace. Ma Elly Schlein è la persona meno adatta a fare la garante per me. Elly Schlein viene da una storia diversa dalla mia e ha avuto il coraggio di affrontarmi quando io qualsiasi cosa dicevo ero il vate, ero il guru. Lei non era d’accordo e se ne è andata e questo io lo apprezzo. Quindi Elly Schlein non può essere quella che ‘garantisce’ per me. Cosa lo fa? Un programma serio, un contratto alla tedesca”, dice l’ex presidente del Consiglio, evidenziando che “le cose che ci uniscono anche con M5S e Avs, e ovviamente con il Pd, sono molte di più di quelle che ci dividono”.  

Un nodo, probabilmente il principale, è rappresentato dalla politica estera e dalle posizioni relative all’Ucraina. Il M5S non intende fornire armi a Kiev in futuro. “Se io devo ascoltare Marco Travaglio su giustizia e politica estera, allora è importante farlo per fare esattamente il contrario di quello che dice: non ne ha mai azzeccata una, lo stesso giorno che la Russia ha attaccato l’Ucraina, scriveva che non ci sarebbe mai stato alcun attacco… Noi che stiamo dalla parte degli aggrediti, noi per primi rivendichiamo lo sforzo diplomatico. Non saranno le armi a far terminare la guerra, ma se non mandiamo le armi è l’Ucraina a terminare, a non esistere più. Ma senza una iniziativa diplomatica non si va da nessuna parte. E a chi utilizza l’Ucraina per mezzo punto i più, ricordo che ci sono persone che muoiono. La politica estera è una cosa serie, non da tweet, e su questi temi non abbiamo paura di nessuno”.  

Quindi, la posta in palio alle elezioni. “C’è un bivio. O Meloni vince e poi va al Quirinale, prende tutto. Oppure va a casa. La partita non riguarda noi, è secca: o Meloni va al Quirinale o va a casa. Io lavoro perché vada a casa. Non mi importa chi fa il premier o il ministro. In questa fase non mi interessa. E’ come quando Salvini chiese i pieni poteri, ora il rischio che la destra si prenda Chigi e il Quirinale è un appello all’impegno. Quindi o ci diamo una smossa o vince. Chiedo la garanzia di mandare al Quirinale una persona che non sia nè sovranista nè populista, ma europeista…. Noi diamo una garanzia sulle primarie, sul Quirinale e diamo garanzie anche a noi stessi che sul fatto che non ammaineremo mai la bandiera del garantismo”, dice ancora. “Se il centrosinistra sta unito, la partita è chiusa. Vinciamo noi. Il calcio di rigore ce lo abbiamo noi. Invece da giorni stiamo discutendo del niente mentre c’è il rischio che si cambi la Costituzione de facto perchè se vince la Meloni sarà un presidenzialismo de facto”. 

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