Medici in fuga dal Servizio sanitario nazionale, AMSI e UGL chiedono un piano strutturale

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Medici in fuga dal SSN, reparto ospedaliero chiuso per carenza di personale

Dimissioni volontarie in aumento e oltre diecimila professionisti orientati all’estero: associazioni e sindacato chiedono retribuzioni e organici adeguati.

L’allarme sui medici in fuga dal SSN viene rilanciato da AMSI e UGL Salute, che in due interventi distinti descrivono la perdita di attrattività del lavoro pubblico. L’analisi richiamata dal sindacato è quella del Centro Studi Anaao Assomed: nel 2025 le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri sarebbero state 3.767, contro 2.876 pensionamenti.

AMSI, UMEM e la rete Uniti per Unire riferiscono un incremento del 22,3 per cento delle dimissioni e degli abbandoni rilevato nel 2026. Secondo il loro monitoraggio, oltre diecimila professionisti sanitari ogni anno valutano o avviano percorsi all’estero, tra cui circa settemila infermieri.

Il quadro aggiorna una notizia già pubblicata da ViPiù sulle dimissioni volontarie che superano i pensionamenti nel SSN. Le nuove reazioni convergono sulla necessità di trattenere competenze già formate, oltre che di assumere nuovo personale.

Medici in fuga dal SSN, le richieste di AMSI e UGL

Per AMSI pesano retribuzioni insufficienti, turni gravosi, burnout, burocrazia, aggressioni e scarse prospettive di carriera. La rete chiede anche procedure più rapide e uniformi per riconoscere i titoli dei professionisti di origine straniera, mantenendo controlli rigorosi su competenze e conoscenza della lingua.

Gianluca Giuliano, segretario nazionale UGL Salute, sostiene che non basti «tappare le falle» con nuove assunzioni se contemporaneamente migliaia di professionisti abbandonano gli ospedali. Il sindacato propone un piano strutturale su salari, organici, sicurezza e organizzazione del lavoro.

Le due posizioni distinguono mobilità e abbandono definitivo, ma condividono la diagnosi: i medici in fuga dal SSN segnalano un problema di condizioni professionali e qualità della vita. Rendere il servizio pubblico nuovamente attrattivo diventa quindi una priorità per garantire continuità dell’assistenza.