Medicine di gruppo, Cunegato: «Rimborsi ancora fermi e futuro del personale incerto»

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Rimborsi alle Medicine di gruppo, ospedale dell’Alto Vicentino

Cunegato contesta il ritardo dei rimborsi regionali per il personale delle Medicine di gruppo integrate e chiede garanzie sul passaggio alle AFT.

I rimborsi alle Medicine di gruppo non sarebbero ancora stati distribuiti nonostante lo stanziamento approvato con il bilancio regionale di aprile. A sollevare nuovamente il tema è Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio regionale, dopo la risposta dell’assessore alla Sanità Gino Gerosa a un’interrogazione presentata a febbraio.

La questione si inserisce nel confronto sulla transizione dalle Medicine di gruppo alle AFT. Secondo Cunegato, la Regione starebbe ancora rilevando i costi presso le aziende Ulss, mentre i medici di famiglia anticiperebbero gli aumenti contrattuali di infermieri e collaboratori, accumulando in alcuni casi debiti verso le cooperative.

Rimborsi alle Medicine di gruppo e passaggio alle AFT

Il consigliere indica come riferimento le vecchie tariffe di rimborso: 25,25 euro l’ora per gli infermieri e 18,60 euro per i collaboratori di studio. Il nuovo contratto ha aumentato gli stipendi, ma la copertura regionale non sarebbe stata ancora adeguata e liquidata. Cunegato chiede quindi che le risorse stanziate arrivino rapidamente alle strutture interessate.

Un secondo punto riguarda il futuro organizzativo. Con il nuovo Accordo collettivo nazionale, le Medicine di gruppo integrate dovranno confluire nelle Aggregazioni funzionali territoriali. Gerosa avrebbe assicurato che nessuna struttura sarà chiusa prima del 31 dicembre, ma AVS chiede indicazioni precise per infermieri e amministrativi dal primo gennaio 2027.

Cunegato cita il caso di Piovene Rocchette, dove la conoscenza diretta dei pazienti da parte del personale rappresenterebbe un elemento essenziale di prossimità, e teme che l’assorbimento in una struttura chiamata a servire decine di migliaia di persone possa indebolire quel rapporto. Chiede perciò che ogni presidio resti nel proprio comune e che il personale continui a lavorare nella sede abituale. Le informazioni istituzionali sul dibattito sono disponibili sul sito del Consiglio regionale del Veneto.