
La cerimonia è prevista sabato 17 ottobre dopo il convegno “Custodi del paesaggio che cambia”. Incontri ed eventi proseguiranno fino a dicembre.
La biblioteca Terenzio Sartore a Marano sarà intitolata sabato 17 ottobre allo studioso della civiltà rurale, insegnante e accademico olimpico morto vent’anni fa. La cerimonia, prevista alle 12, costituisce il momento centrale della rassegna “Il giardino planetario. Ripensando Terenzio Sartore”, in programma dal 16 ottobre al 17 dicembre.
Il percorso promosso dal Comune di Marano Vicentino comincerà venerdì alle 18 al Centro Verdi con due mostre fotografiche dedicate ai cambiamenti della Val Leogra e alla figura di Sartore. Le esposizioni saranno aperte nei fine settimana del 17 e 18 e del 24 e 25 ottobre.
L’iniziativa riprende un lavoro culturale sviluppato nel tempo, al quale appartiene anche il precedente incontro “Ripensando Terenzio Sartore. Con le mani nella terra”. Il nuovo ciclo allarga il confronto alle trasformazioni contemporanee del paesaggio e dell’agricoltura.
Biblioteca Terenzio Sartore a Marano, dal convegno alla nuova sezione locale
Prima dell’intitolazione, alle 10 nell’auditorium comunale, il convegno “Custodi del paesaggio che cambia” riunirà la sociologa Barbara Bernardini, il giornalista Stefano Liberti e il geografo Andrea Pase. Modererà Chiara Spadaro, con la partecipazione del musicista Bepi De Marzi. Il confronto partirà dalle ricerche di Sartore per leggere i mutamenti della Val Leogra in un quadro più ampio.
All’interno della biblioteca sarà allestita anche una sezione di storia locale dedicata allo studioso. Sartore contribuì alle opere “Civiltà rurale di una valle veneta. La Val Leogra” e “La sapienza dei nostri padri”, dedicando gran parte dell’attività alla memoria contadina, al dialetto, alla montagna e alla difesa dell’ambiente.
La rassegna continuerà con un convegno alla Biblioteca La Vigna di Vicenza, attività per le scuole, spettacoli e laboratori di lettura, fino al concerto conclusivo del 17 dicembre. Tutti gli appuntamenti annunciati sono a ingresso libero e collegano ricerca storica, educazione ambientale e partecipazione della comunità.
































