Case popolari in Veneto, Rifondazione contesta il Pdl 106 e ne chiede il ritiro alla Regione

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Case popolari in Veneto, simbolo storico dell'edilizia residenziale pubblica

Il partito accusa la maggioranza regionale di voler sottrarre alloggi all’edilizia pubblica per destinarli a forme di housing sociale rivolte a redditi più alti.

Rifondazione Comunista chiede il ritiro della proposta di legge regionale 106 sulle case popolari in Veneto, presentata da Elisa De Berti e Gabriele Tomaello e in discussione nella seconda commissione del Consiglio regionale. Secondo il partito, il testo consentirebbe di sottrarre al patrimonio di edilizia residenziale pubblica una quota non predeterminata di alloggi Ater, a partire dalla provincia di Venezia, per destinarli a programmi di social housing. L’iter degli atti può essere seguito attraverso le schede dei progetti di legge regionali.

La critica riguarda soprattutto la platea dei beneficiari. Rifondazione sostiene che il passaggio dall’Erp al social housing finirebbe per favorire nuclei con capacità di spesa superiore, riducendo le possibilità per chi si trova nelle condizioni economiche più difficili. Nel comunicato vengono richiamate oltre diecimila famiglie in graduatoria nel Veneto e circa duemila nella sola area veneziana.

La questione si inserisce nel più ampio confronto sul diritto alla casa e l’emergenza abitativa in Veneto, segnato dall’aumento dei canoni privati e dalla scarsità di abitazioni pubbliche disponibili. Il partito contesta anche la definizione di “rigenerazione”, ritenendo che recuperare patrimonio pubblico debba significare ristrutturarlo e riassegnarlo secondo le graduatorie, non trasferirlo verso un diverso segmento dell’offerta.

Case popolari in Veneto, le richieste alla Regione

La nota, firmata da Lisa Gerusa per la federazione metropolitana di Venezia e da Daniela Ruffini, responsabile nazionale casa del Prc, sollecita il Consiglio regionale a fermare il provvedimento. L’alternativa indicata è un piano straordinario di recupero degli alloggi sfitti o inutilizzati, accompagnato da nuovi investimenti nell’edilizia pubblica e da un rafforzamento delle Ater.

Il comunicato assume una posizione politica netta, ma pone anche interrogativi concreti che il confronto consiliare dovrà chiarire: quanti alloggi potrebbero cambiare destinazione, quali criteri sarebbero applicati, quali fasce di reddito avrebbero accesso ai nuovi programmi e come verrebbero tutelate le graduatorie già aperte. Sono questi i dati necessari per misurare l’effetto reale della proposta sul patrimonio pubblico e sulle famiglie in attesa.