
AMSI, UMEM e Uniti per Unire chiedono che la limitazione della responsabilità alla colpa grave sia accompagnata da sicurezza, formazione e organizzazione.
La riforma delle professioni sanitarie e il futuro dello scudo penale sono al centro della posizione espressa da Foad Aodi e Nadir Aodi per AMSI, UMEM e la rete Uniti per Unire. Le associazioni valutano positivamente il disegno di legge A.C. 2700-A, approdato all’Assemblea della Camera, ma chiedono una disciplina stabile e non una nuova proroga. L’iter è consultabile sul portale della Camera dei deputati.
Il provvedimento prevede, nei casi stabiliti, la punibilità per omicidio colposo e lesioni colpose soltanto in presenza di colpa grave. Nella valutazione entrerebbero anche carenze di personale, scarsità di risorse e difficoltà organizzative non evitabili dal singolo professionista.
La discussione si intreccia con il problema della medicina difensiva e delle condizioni di lavoro nella sanità. Secondo le associazioni, il timore di procedimenti lunghi può favorire accertamenti non necessari, costi aggiuntivi e scelte eccessivamente prudenti.
Riforma delle professioni sanitarie, tutele e responsabilità
Foad e Nadir Aodi precisano che la richiesta non riguarda immunità o impunità. L’obiettivo dichiarato è distinguere con chiarezza la colpa grave dalle altre situazioni, tutelando nello stesso tempo il diritto dei pazienti a ottenere giustizia in caso di errori rilevanti.
La disciplina temporanea, nata durante l’emergenza pandemica e prorogata fino al 31 dicembre 2026, dovrebbe essere sostituita da regole strutturali. Il confronto con altri sistemi europei richiama anche strumenti civili, assicurativi e di mediazione, pur con differenze normative significative.
Le associazioni collegano il contenzioso alla fuga dal servizio sanitario pubblico, alle aggressioni e alla difficoltà di trattenere personale. Chiedono organici adeguati, formazione continua, prevenzione del rischio clinico e coinvolgimento di tutte le figure nelle decisioni organizzative.
Per la riforma delle professioni sanitarie resta il nodo delle risorse, dato che la delega è prevista senza nuovi o maggiori oneri. La sicurezza di pazienti e operatori dipenderà quindi non soltanto dalle norme penali, ma dalla capacità di migliorare concretamente ambienti, carichi di lavoro e procedure.




























