
L’indagine AMSI fotografa la domanda registrata dall’inizio del 2024 a settembre 2026: oltre ottomila medici richiesti e 135 mila professionisti di origine internazionale già attivi in Italia.
Le richieste di professionisti sanitari stranieri hanno raggiunto quota 15.300 dall’inizio del 2024 al 30 settembre 2026. La nuova indagine dell’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia conteggia 8.050 medici, oltre 5.550 infermieri e circa 1.700 operatori dell’area riabilitativa e tecnica. Per la componente medica il Veneto e il Piemonte risultano in testa, con circa 910 richieste ciascuno. I dati sono stati diffusi dalla rete AMSI e dalle organizzazioni collegate.
Secondo la rilevazione, i professionisti sanitari di origine internazionale presenti nel sistema italiano sono ormai più di 135 mila. Le specialità con maggiore fabbisogno comprendono anestesia e rianimazione, medicina d’urgenza, ortopedia, radiologia, chirurgia, ginecologia, pediatria, cardiologia, geriatria, fisiatria e medicina generale. In Veneto il tema si incrocia con le iniziative territoriali di prevenzione, come gli open day delle Case della Comunità e i servizi sanitari di prossimità, che richiedono personale e continuità organizzativa.
Richieste di professionisti sanitari stranieri, l’appello per regole nazionali
Foad Aodi e Nadir Aodi chiedono un monitoraggio unico, Regione per Regione e professione per professione, superando strategie territoriali disomogenee. La proposta comprende regole uniformi per il riconoscimento delle competenze, percorsi di inserimento stabili e una programmazione capace di indicare quanti operatori servano e dove. L’obiettivo, spiegano, non è contrapporre professionisti italiani e stranieri, ma garantire formazione, diritti, doveri e sicurezza delle cure.
La rete associativa sollecita inoltre Governo e Ministero della Salute a valorizzare l’esperienza maturata da chi è entrato nel sistema attraverso l’articolo 13 del decreto Cura Italia. Viene proposto un percorso teorico-pratico di sei mesi per accelerare il riconoscimento dei titoli, tenendo conto del lavoro già svolto. Dopo Veneto e Piemonte, l’indagine colloca la Lombardia a 830 richieste, Puglia e Lazio a 730 ed Emilia-Romagna a 640. La fotografia conferma un bisogno strutturale e distribuito, che richiede risposte nazionali e non soltanto interventi emergenziali.
































