
La dirigente del Polo Veronesi e del Liceo STEAM International riconosce le ragioni delle proteste, ma invita a isolare chi danneggia gli istituti.
Alle scuole in mobilitazione Laura Scalfi rivolge una lettera aperta che tiene insieme sostegno alle rivendicazioni e condanna delle devastazioni. La direttrice generale del Polo Giuseppe Veronesi e del Liceo STEAM International, componente della segreteria nazionale di ORA! con responsabilità sull’istruzione, afferma che gli studenti hanno ragione nel chiedere edifici sicuri, laboratori aggiornati e una didattica capace di seguire esigenze differenti.
Scalfi richiama il diritto allo studio riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e collega le proteste al dibattito sulle risorse destinate alla scuola pubblica. Bagni chiusi, tetti che perdono, aule fredde e strumenti superati, sostiene, rappresentano il risultato di investimenti insufficienti e non possono essere liquidati come pretesti per saltare le lezioni.
La lettera traccia però un confine netto. Rompere finestre, distruggere lavagne digitali, svuotare estintori o entrare a volto coperto negli istituti non colpisce chi deve finanziare gli interventi: danneggia compagni, docenti e famiglie, riduce gli spazi disponibili e sposta l’attenzione pubblica dalle richieste ai danni.
Scuole in mobilitazione, tre proposte per trasformare la protesta
La prima proposta è un dibattito pubblico in uno degli istituti coinvolti. Scalfi chiede agli studenti di presentare fotografie, elenchi e numeri su ciò che manca, trasformando le denunce in un inventario verificabile da sottoporre agli amministratori.
Il secondo passaggio è un tavolo di lavoro sui costi della messa a norma, sulle responsabilità previste dalla legge e sui fondi disponibili ma non ancora utilizzati. L’obiettivo dichiarato è costruire proposte che possano essere discusse nei consigli comunali e nelle sedi parlamentari.
La terza indicazione riguarda le alleanze: studenti, insegnanti, dirigenti, famiglie e imprese dovrebbero collaborare per rendere più forte e duratura la richiesta di cambiamento. Secondo Scalfi, una protesta isolata può avere visibilità per pochi giorni, mentre una rete ampia può ottenere impegni e verificarne l’attuazione.
La dirigente difende scioperi e manifestazioni come strumenti legittimi, ma chiede che siano rivolti a migliorare la scuola. Alle scuole in mobilitazione propone quindi un confronto diretto, distinguendo il dissenso dalla violenza e invitando gli studenti a difendere in prima persona gli spazi che utilizzano.


































