
La consigliera regionale di Fratelli d’Italia condanna gli episodi recenti, ma invita a non identificare un’intera generazione con i comportamenti violenti.
Sulla violenza giovanile a Verona, Anna Leso chiede di affiancare alla risposta repressiva politiche di ascolto e prevenzione. La consigliera regionale di Fratelli d’Italia, componente della Quinta commissione sociosanitaria, sostiene che gli episodi recenti siano gravi e vadano condannati, ma rifiuta la rappresentazione della città come luogo dominato dalla “mala gioventù”.
La posizione è stata diffusa dall’ufficio stampa del Consiglio regionale del Veneto e si colloca nel confronto sulle politiche regionali dedicate ai giovani e alla sicurezza. Leso richiama la propria esperienza come assessora comunale ai Servizi sociali, alla Famiglia e alle Pari opportunità e il lavoro svolto nell’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza.
La consigliera racconta di incontrare quotidianamente, nei viaggi tra Verona e Venezia, molti ragazzi educati, rispettosi e impegnati nello studio. Per questo invita a non lasciare che i soli casi di cronaca definiscano l’immagine delle nuove generazioni.
Violenza giovanile a Verona, la corresponsabilità educativa
Secondo Leso, chi sbaglia deve assumersi la responsabilità delle proprie azioni, ma la sanzione da sola non risolve il disagio che può precedere i comportamenti violenti. Famiglie, scuola, istituzioni, parrocchie e associazioni non dovrebbero scaricare le responsabilità le une sulle altre, bensì ricostruire una rete educativa condivisa.
Una parte dell’intervento riguarda il mondo digitale. Nei social, osserva la consigliera, i giovani cercano appartenenza, riconoscimento e modelli; rabbia e frustrazione possono essere amplificate da dinamiche imitative. La risposta proposta non è l’assenza di regole, ma una maggiore capacità degli adulti di riconoscere fragilità e bisogni.
La prevenzione dovrebbe tradursi in sostegno alle famiglie, alla scuola e alle realtà educative, oltre che in spazi nei quali i ragazzi possano essere ascoltati. La sicurezza, aggiunge Leso, deve essere garantita anche intervenendo prima che il disagio produca conseguenze più gravi.
Nel suo appello sulla violenza giovanile a Verona, la consigliera individua nella comunità il livello decisivo: conoscere chi vive vicino, non ignorare un ragazzo in difficoltà e valorizzare le energie positive già presenti in città. L’obiettivo dichiarato è coniugare responsabilità individuale, prevenzione e cura delle relazioni.
































