Cantieri e CO₂, lo studio Deerns misura l’impatto nascosto della costruzione degli edifici

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Emissioni dei cantieri edili, edificio in costruzione con gru, macchinari e pannelli solari

Un’analisi basata su consumi, trasporti e rifiuti mostra che la fase di costruzione pesa più della sola movimentazione dei materiali. Quasi metà dell’impatto delle lavorazioni deriva dall’elettricità.

Le emissioni dei cantieri edili costituiscono una parte ancora poco misurata dell’impronta climatica degli edifici. Uno studio di Deerns Italia, società internazionale di consulenza tecnica e ingegneria, ha esaminato dati reali raccolti durante più anni di lavori: bollette energetiche, formulari dei rifiuti e centinaia di trasporti.

L’analisi ha riguardato le fasi A4 e A5 del Life Cycle Assessment, rispettivamente dedicate al trasporto dei materiali e alle attività di costruzione. Nel progetto osservato, le lavorazioni hanno prodotto circa 11,30 chilogrammi di CO₂ equivalente per metro quadrato, contro 6,95 chilogrammi attribuiti ai trasporti. La differenza supera quindi il 60 per cento.

Il dato più rilevante riguarda l’energia: quasi la metà delle emissioni associate alla fase di cantiere deriva dall’elettricità utilizzata per alimentare macchinari, illuminazione e attività operative. La sostenibilità di un immobile, di conseguenza, non dipende soltanto dai materiali scelti o dai consumi previsti dopo l’apertura.

Emissioni dei cantieri edili, cinque interventi possibili

Deerns indica cinque direttrici: elettrificazione dei macchinari, energia da fonti rinnovabili, logistica ottimizzata, gestione efficiente dei rifiuti e formazione del personale. Impianti fotovoltaici temporanei e attrezzature elettriche possono ridurre l’uso di combustibili e l’esposizione alla volatilità dei prezzi energetici.

Un’altra leva è la costruzione fuori sito, con componenti prodotti in stabilimento e poi assemblati. La prefabbricazione può contenere sprechi, viaggi e durata dei lavori. Il tema si lega al dibattito sul futuro delle infrastrutture e sul minor consumo di suolo nella fase successiva al Pnrr.

Lo studio non pretende di rappresentare la media dell’intero settore, ma documenta l’utilità di misurare la fase costruttiva con dati verificabili. Il progetto analizzato ha registrato valori inferiori ai riferimenti richiamati per cantieri analoghi nel Regno Unito, in Danimarca e nei Paesi Bassi, compresi tra 19 e 30 chilogrammi di CO₂ equivalente per metro quadrato.

Secondo Giambattista Brizzi, esperto di fisica degli edifici per Deerns Italia, progettazione, imprese e operatori devono condividere dati e competenze. Senza controlli sul campo, le prestazioni previste possono divergere da quelle reali. Rendere sostenibile il processo di costruzione diventa così parte integrante della decarbonizzazione dell’edilizia.