
Il Comitato San Felice continua a ribadire che la soluzione dei bus a doppio senso nell’omonimo corso è qualcosa che è stato «imposto dall’alto», nonostante due anni di tentativi di farsi ascoltare.
Non appena il sindaco attuale si è insediato, ha bloccato i lavori per la pedonalizzazione di Piazzale De Gasperi, «però da lì a fermarla e poi arrivare adesso, passati tre anni, e non avere modificato una pietra, a questo punto era meglio farlo prima quasi quasi, perché i cittadini avrebbero speso meno soldi. Almeno ti assumi la responsabilità, però non prendi in giro la gente, perché noi riteniamo ci sia stata una grande presa in giro, cioè fare finta di concertare, di ascoltare, di pensarci» ha dichiarato Massimo Colombara, portavoce del Comitato.
L’Amministrazione, secondo quanto riferito dal Comitato, pareva stesse valutando soluzioni alternative: «È vero anche che noi nel momento in cui vedevamo che il tempo passava, avevamo già fatto richiesta dell’accesso agli atti,e già si intravedeva che il percorso era scritto. Le delibere che sono state fatte parlano chiaro con le loro date. Per esempio stracciare il progetto della Giunta Rucco della riqualificazione di San Felice era già propedeutico a questo» continua Colombara.
In particolare, ciò che delude i cittadini che risidedono o hanno un’attività in zona è il rapporto che l’Amministrazione ha instaurato con loro, ovvero una mancanza di dialogo e di concertazione. Attualmente, infatti, nonostante le novità nella circolazione non siano ancora del tutto in vigore (manca ancora il passaggio dei bus), le attività commerciali stanno soffrendo. E secondo chi abita nella via, con le varie chiusure e le modifiche si sono amplificate alcune situazioni di disagio su cui il Comitato aveva preallertato l’Amministrazione; per fare un esempio i Giardini Salvi sono inaccessibili perché in situazione di degrado.
“Così è se vi pare”
L’ultima interlocuzione che il Comitato San Felice ha avuto direttamente con il sindaco o l’assessore Spiller risale a maggio, quando è stata convocata un’assemblea pubblica per comunicare la decisione – «perché è stato un invito per comunicare, non è stato un confronto» -, ma dopo non vi sono state più occasioni di dialogo con l’Amministrazione. L’ultima novità che il 7 novembre inizierà la sperimentazione dei bus a doppio senso (pubblicata lo scorso 21 ottobre dall’Ufficio Stampa del Comune) il Comitato l’ha saputa dalla pagina Facebook, ma non è stata comunicata a voce ai commercianti e residenti.
A metà agosto è arrivata l’intimazione di eliminare il plateatico che pasticceria La Vicentina e Polpetteria Rumori condividevano; quest’ultima, essendo aperta anche la sera, ha perso anche i posti auto davanti al locale, eliminando quella percezione di sicurezza in particolare per le ragazze che frequentano il luogo.
Sono stati infatti eliminati i parcheggi, alcuni sono stati “recuperati” creandone di nuovi in Piazzale Giusti e via Btg Monte Berico, oltre ad aver cancellato i posti ad uso dei commercianti e del carico scarico. Nel corso erano presenti 30 parcheggi a un euro all’ora, con massimo un’ora consentita di sosta; i parcheggi nelle vie laterali costano due euro all’ora con due ore massime consentite. Questo “consente” per esempio di parcheggiare l’auto in Piazzale Giusti ed andare in centro. A inizio settembre è stata modificata la viabilità con evidenti disagi per automobilisti e autisti dei bus, a causa di una segnaletica “confusa”.
«Tecnicamente il possibile cliente, il residente o il turista, insomma chi vuole arrivare qua ci puòarrivare, ma come mai allora il sistema di questo quartiere è andato in tilt? Chi deve scaricare la merce deve fermarsi a via Battaglione Monte Berico, lo stesso vale per i residenti che magari hanno le borse della spesa» commenta Colombara.

Le richieste del Comitato San Felice
Il Comitato San Felice riferisce che il benessere di un quartiere passa attraverso quattro S: sostenibilità sociale, sviluppo economico, sicurezza e salute. Partendo dall’ultima, nel progetto si parla di circa 400 mezzi pubblici al giorno, con un aumento sensibile di inquinamento e vibrazioni, oltre a biciclette che viaggeranno nella stessa corsia degli autobus.
La sicurezza: se i negozi iniziano a perdere clienti e a chiudere, anche la via subisce un contraccolpo, fatto che si collega allo sviluppo economico. Oggi le attività stanno iniziando a soffrire, ma dentro le attività ci sono proprietari, collaboratori, famiglie che lavorano. E poi la sostenibilità sociale, ad essi strettamente legata, perché la zona, con le sue funzionalità di centro commerciale, mantiene vivo un qualcosa di “antico”, ovvero le relazioni tra le persone e tra il vicinato.
La manifestazione del 17 ottobre
La manifestazione è arrivata a metà ottobre, perché la situazione nella via sta peggiorando giorno per giorno; sono 60 le attività commerciali lungo Corso San Felice (zona nord verso i Giardini Salvi e zona centrale tra la rotatoria di viale Milano e Piazzale Giusti).
Dopo la manifestazione di sabato 17 ottobre «ci saremmo aspettati che il sindaco o assessore rispondesse a dei cittadini che hanno sfilato fino in Piazza dei Signori, composti e rispettosi, ammettendo che c’è un problema. O che dicesse che non gli interessa, almeno sarebbe stata una risposta. Invece qui si fa finta di niente» chiosa il portavoce del Comitato.
Rassegnazione nell’aria? No, perché la creazione del Comitato e la manifestazione hanno dato il via a una sorta di “passaparola solidale”, ovvero numerosi cittadini che, sensibili al tema, hanno compreso i rischi al benessere delle attività e delle persone, e si sono stretti attorno a residenti e commercianti dando origine a una comunità.
«La speranza è che vedendo sempre più persone si comprenda che il problema c’è, ma bisogna capirlo presto, perché per i commercianti il tempo non c’è. Se il tempo della sperimentazione al BRT dura tre anni, le attività se calano spariscono anche prima; qui non ci sono grandi catene con le spalle grosse, ci sono attività di vicinato che se metti in crisi le fai saltare»
Gli esercizi commerciali di lungo corso rappresentano un motore di socialità e tengono vivo un tessuto di relazioni, e sono sopravvissuti agli anni e alle diverse crisi economiche, oltre alla pandemia.
Il timore, in particolare, è che il calo degli acquisti nei negozi porti a una concatenazione di conseguenze: chiusura degli esercizi commerciali, perdita della sensazione di sicurezza, abbandono delle abitazioni che inevitabilmente si svaluteranno e crescente degrado nella zona, che rischia dunque di ricalcare l’epilogo avvenuto in altri luoghi. Il problema di fondo è che i cittadini sono stati trattati non come interlocutori con cui concertare una trasformazione, ma come “problemi da evitare”.


































