Lettore di "Arte culi 'n aria", ricette e biografia di Umberto Riva
Lettore di “Arte culi ‘n aria”, ricette e biografia di Umberto Riva

“Arte culi ‘n aria“ è il titolo di una serie di.. articuli così come li ha scritti (l’ultima pubblicazione di quello che ripubblichiamo oggi è del 3 novembre 2019, ndr) Umberto Riva per te che nel piacere della tavola, vedi qualcosa di più: gli articoli sono raccolti insieme alla “biografia” tutta particolare del “maestro” vicentino Umberto Riva nel libro “Arte culi ‘n aria”, le cui ultime copie sono acquistabili anche comodamente nel nostro shop di e-commerce o su Amazon.

Prima di “gustarti” la nuova ricetta fuori dal normale di Umberto Riva rileggi la Prefazione e il glossario di “arte culi ‘n aria“, una nuova serie di.. articuli così come li ha scritti il “nostro” Umberto per te che nel piacere della tavola, vedi qualcosa di più.


Se te fe ‘l bon te porto a vardare i siori che i magna ‘e paste“. Più un modo di dire, che una realtà.

Lettore di "Arte culi 'n aria", ricette e biografia di Umberto Riva
Lettore di “Arte culi ‘n aria”, ricette e biografia di Umberto Riva

Di reale c’era solo quel piccolo mondo di piccole cose di cui ci si accontentava e di cui si godeva. La modestia in ogni espressione, era accettata senza drammi o traumi. Così era. Il domani sarebbe potuto essere diverso, il domani era costruito sulle aspirazioni sui sogni, pertanto non poteva che essere diverso. Sognare é sempre bello é sempre importante, quando si sogna ad occhi aperti. La vita é traguardi per le grandi cose, per le cose che si credono grandi, ed anche per le piccole cose e, forse, le piccole cose sono più importanti perché quotidiane. Si sogna di poter scegliere, si sogna di essere scelti. John Lennon disse che importanti sono i sogni non i ricordi. Si e no! I sogni, quelli importanti, vivono di ricordi, perché anche dai ricordi nascono sogni. I ricordi sono maestri di nuovi sogni.

Uova, latte, burro pochissimo, farina bianca, buccia di limone grattugiata (ricordarsi poi di lavare ed asciugare bene la grattugia ché altrimenti “la se irusinise“). Una casseruola e rimestare lentamente ed incessantemente fino a cottura, fuoco basso tanto che la crema “la fasa blum”, ogni tanto”. Il tutto versato in una teglia (quella che sarebbe nata per l’arrosto) e raffreddato. Infine, solidificato e rovesciato sulla tavola, tagliato a parallelepipedi. Gialla, lucida, liscia, profumata, la crema era pronta.

Aspiravi, sognavi “speremo che i la frisa“. Se il sogno si realizzava, ti sentivi miracolato.

Le creme, della misura delle paste di pasticceria, venivano passate nel pane grattugiato, battute ben bene da tutte le parti col piatto delle dita, così che il pane penetrasse nella soffice crema. Il burro si scioglieva nella “farsora” e, quando cominciava a “sfritegare” si ponevano con somma gentilezza i pezzi di crema.

Diventavano dorati. La crosta assumeva consistenza e croccantezza. Il profumo, esilarante.

La crema avida per gli avidi tuoi occhi era li, sul piatto. Era il momento della gioia.

Si scorticava col coltello. Una scarificazione in piena regola. Quelle croste, quei “golosesi” venivano accantonati, godendo per primo della parte morbida di quella bontà. La bocca trasmetteva gioia alla mente ed al cuore. Piano lentamente, anche se qualcuno ti diceva “movete che deventa tuto fredo e no xe più bon“. Era sempre buono, buonissimo, fantastico.

Finita la parte morbida, si passava alle sei croste. La gioia era esaltazione.

Andavi ancora più piano, volevi illuderti che durasse in eterno. “Ciucion“.