Autonomia, La Repubblica: “Forza Italia frena e fa saltare i nervi nella Lega”. Zaia: “Mica facciamo un furto”

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La battaglia sull’Autonomia dilania ogni giorno di più la maggioranza. E traballa il patto siglato fra i leader, quello di portare in aula la legge il 29 aprile e far svolgere almeno la discussione generale prima delle Europee, lasciando che il voto finale giunga dopo”.

Emanuele Lauria firma un articolo sul tema per La Repubblica in edicola oggi ricostruendo le concitate ore di ieri sul tema caro alla Lega e ai veneti in particolare, col governatore Zaia storico capofila.

Ma che succede nei partiti? Il quotidiano nazionale riporta che “Forza Italia, con il capogruppo Paolo Barelli e il presidente della commissione Affari costituzionali Nazario Pagano, ha chiesto al ministro Roberto Calderoli più tempo per l’esame degli emendamenti. Facendo sostanzialmente sponda con l’opposizione, che ha presentato un’enorme mole di norme aggiuntive o di modifica, all’ultima conta addirittura 2.453. La trattativa, svolta in modo riservato e con l’appoggio sostanziale di Fratelli d’Italia, si è consumata dopo che il termine per il deposito degli emendamenti veniva spostato in avanti di cinque ore – non a caso – da Pagano. Ma il no della Lega è stato irremovibile. E la contrapposizione dentro la maggioranza ha lasciato il posto, in serata, alla guerra del centrosinistra in conferenza dei capigruppo. Rimane ferma, per ora, la data del 29 per lo sbarco in Aula delprovvedimento ma lo stop ai lavori delle commissioni per domani pomeriggio e venerdì per la minoranza apre uno spiraglio per un rinvio”.

In particolare, alla Lega non è piaciuto l’atteggiamento di Antonio Tajani, leader di Forza Italia, propenso a chiedere più tempo, che poi è anche la linea di Fratelli d’Italia. In tutto questo, è intervenuto il governatore del Veneto. “«Rispetto i tempi del Parlamento ma dà fastidio sentir dire che bisogna vigilare. Qui non c’è nessuno che scappa con la refurtiva, è un processo serio e di responsabilità per l’Italia»”, ha dettoLuca Zaia.

La questione dell’Autonomia, che sta a cuore alla Lega, è intrecciata – si sa – con quella del Premierato, che è in cima ai pensieri di FdI e Meloni. Temi, tutti questi, a loro volta intrecciati con le imminenti elezioni Europee. Portare o meno queste riforme in Aula (e magari approvarle) o meno cambia e di molto la strategia elettorale e le possibilità di ottenere consenso.

A proposito Europee, in chiusura, quadro sulle candidature: “Sembra ormai quasi certo che due dei tre leader della maggioranza saranno in campo: la premier Giorgia Meloni e Antonio Tajani. Matteo Salvini invece non ci sarà. Il suo progetto è di mettere in pista, come capolista in ogni circoscrizione, il generale Roberto Vannacci. Ma i malumori sulla sua presenza in lista crescono. Riguardano la base ma anche i big del partito: «Certamente c’è una precedenza per i militanti storici e i parlamentari uscenti», dice Molinari. «Ci sta prosegue – che nelle liste ci possa essere qualche esterno. È una valutazione che deve fare il segretario. È un’interlocuzione che hanno loro due». Parole che seguono quelle più pesanti del vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio: «La Lega deve candidare leghisti, già uno che deve meditare se candidarsi o no non lo sceglierei mai. Se Vannacci sarà candidato nella mia circoscrizione non lo voterò, sceglierò uno della Lega che si è fatto il mazzo sul territorio». Dichiarazioni che prospettano una possibilità: la candidatura di Vannacci in tre sole circoscrizioni, escluse quelle del Nord. Con l’ufficiale che continua a prendere tempo: «Non ho sciolto la riserva»”.

Fonte: La Repubblica