Samuele Sorato, ex Direttore Generale della Banca Popolare di Vicenza, è stato condannato nel processo di primo grado a suo carico a sette anni di reclusione.

Il collegio giudicante del tribunale di Vicenza ha sentenziato inoltre per una confisca di quasi un miliardo di euro, denaro utilizzato per commettere il reato. Qualora non fosse possibile, si applicherà la confisca per equivalente di beni personali dell’imputato.

I Pm avevano chiesto 11 anni e sei 6 mesi di carcere, per il manager veneziano accusato di falso in prospetto, ostacolo alla vigilanza e aggiotaggio. Secondo l’accusa, Samuele Sorato sarebbe stato il dominus della mala gestione della banca. Richiesta alta anche per mancata collaborazione dell’imputato che non ha mai partecipato ad una sola udienza del processo.

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La posizione dell’ex dg era stata inoltre stralciata dal filone principale d’indagine a causa delle sue gravi condizioni di salute. Una condizione quella di Sorato, difeso dagli avvocati Alberto Berardi e Fabio Pinelli, che sarebbe stata usata, secondo l’accusa, per evitare di essere processato e al centro anche di alcune indagini della procura che hanno portato a documentare alcuni spostamenti in auto dell’imputato come quella relativa al giorno prima di un’udienza dove i finanzieri hanno registrato uno spostamento da Venezia a Milano compiuto in 2 ore e 13 minuti. Superato il legittimo impedimento è iniziato così il processo.