Antonio Mazzeo alla Scuola del Lunedì: Vicenza nella nuova geografia delle guerre

59

Antonio Mazzeo ricostruisce il ruolo delle installazioni militari vicentine nella strategia statunitense tra Europa e Africa, denuncia la scarsità di informazioni pubbliche e invita la città a recuperare la memoria delle mobilitazioni contro la militarizzazione.

Le basi militari a Vicenza sono il punto locale di una geografia della guerra che Antonio Mazzeo descrive come sempre più estesa e interconnessa. L’insegnante, peace researcher, saggista e antimilitarista è intervenuto a distanza il 5 ottobre 2026 alla Biblioteca La Locomotiva, ospite della Scuola del Lunedì coordinata da Daniele Bernardini. Nel lungo intervento alla Scuola del Lunedì, ripreso da Valter Fabris, Mazzeo sviluppa per quasi due ore il rapporto tra scenari internazionali e territorio vicentino.

L’appuntamento ha aperto il nuovo ciclo della Scuola del Lunedì dedicato a guerre e installazioni militari. Bernardini ha presentato Mazzeo come un ricercatore capace di raccogliere dati e documenti su pace, criminalità organizzata e processi di militarizzazione. Il relatore ha collegato il quadro globale alla realtà vicentina, insistendo sulla necessità di distinguere fatti documentati, valutazioni politiche e scenari ancora in evoluzione.

Nella sua analisi, Mazzeo parte dalla moltiplicazione dei conflitti e dal riarmo delle grandi potenze. A suo giudizio, la promessa di un ritorno all’isolazionismo statunitense non si è realizzata: Washington continua invece a proiettare capacità militari dall’Europa all’Africa, fino all’Indo-Pacifico. Il ricercatore richiama il rischio che l’idea di una guerra nucleare “limitata” renda più accettabile ciò che, una volta iniziato, difficilmente potrebbe restare circoscritto.

Basi militari a Vicenza, i nodi indicati da Mazzeo

Il passaggio centrale riguarda Camp Ederle e Del Din, sede della 173ª Brigata aviotrasportata, e il comando delle forze terrestri statunitensi per l’Africa. Secondo Mazzeo, valutazioni operative, intelligence, pianificazione e addestramento rendono Vicenza un nodo della proiezione militare Usa verso più teatri. Alla caserma Chinotto il relatore associa inoltre il CoESPU, la cooperazione tra forze statunitensi e Carabinieri e i percorsi di formazione rivolti a reparti di numerosi Paesi.

Un altro capitolo è dedicato a Longare. Mazzeo sostiene che l’ex deposito abbia assunto funzioni avanzate di analisi, raccolta dei dati e pianificazione, anche attraverso nuove tecnologie e intelligenza artificiale. Proprio su questo punto formula la critica più netta: cittadini, giornalisti e rappresentanti istituzionali avrebbero accesso insufficiente alle informazioni sulle attività svolte nelle installazioni, nonostante le conseguenze potenziali per il territorio.

Nel dibattito con il pubblico emerge anche il tema della sovranità. Mazzeo invita a non leggere i rapporti tra Italia e Stati Uniti soltanto con le categorie del secondo dopoguerra: la Nato ha ampliato aree e modalità d’intervento, mentre imprese italiane ed europee partecipano sempre più al mercato globale della difesa. Per il relatore, questo intreccio fra apparati pubblici, ricerca e industria rende meno trasparenti responsabilità, controlli democratici e interessi economici.

Le domande dalla sala riportano il discorso alla vita quotidiana. Un’intervenuta racconta di essersi sempre sentita vicina a un possibile obiettivo bellico; altri ricordano la normalizzazione dei convogli militari nelle strade cittadine. Bernardini osserva come ciò che altrove apparirebbe eccezionale sia diventato familiare a generazioni di vicentini.

Alla domanda su che cosa possa fare la città, Mazzeo richiama le mobilitazioni sviluppatesi dal 2006 contro la trasformazione dell’ex aeroporto Dal Molin. La sua proposta non è nostalgica: raccontare quell’esperienza alle nuove generazioni, collegare i comitati attivi nei diversi territori e costruire reti capaci di incidere sui rapporti di forza. La conclusione affida alla memoria civile e all’articolo 11 della Costituzione un compito attuale: impedire che l’abitudine alla presenza militare cancelli la domanda pubblica sulle scelte compiute in nome della sicurezza.

Immagine e video: fotogramma dell’incontro pubblicato da Valter Fabris.