Bonus Natalità, rappresentanti mamme venete escluse: “a marzo nuovo incontro con Lanzarin”. Guarda (EV): “recuperare con retta asili”

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Si torna a parlare di bonus nascite in Veneto grazie al gruppo Facebook “Mamme Venete-Figli di Serie B” e alla consigliera regionale Cristina Guarda (Europa Verde). Le rappresentanti delle prime, che avevamo sentito mesi fa, (cfr “I nostri figli non sono di serie B la protesta delle mamme venete contro la legge regionale sul bonus nascite“) spiegano di aver avuto un incontro con l’assessore Lanzarin per sapere se fosse possibile o meno che il bonus fosse esteso a tutti i nuovi nati del 2020 e non solo dal 19 agosto in poi, ma su questo aspetto purtroppo l’assessore non ha dimostrato molta apertura, rimandando la discussione a un incontro da fare a fine marzo avendo verificato se ci sono fondi residui. “L’assessore ha ribadito che per il 2020 la Legge risulta essere sperimentale ed è stata emanata per dare “un segnale di supporto alle famiglie rispetto alla mentalità attuale in generale senza alcuna volontà amministrativa ne politica di penalizzare o dimenticare qualcuno. Alla nostra domanda diretta se ci fosse possibilità di aprire il contributo ai nati dal 1 gennaio al 18 agosto 2020 l’assessore ha risposto dichiarando l’impossibilità di tale procedura in quanto il bilancio regionale è già stato chiuso. L’unica finestra possibile potrebbe essere valutata dopo il 20 marzo quando la Regione riceverà i dati di adesione al bonus e solo se risultassero dei residui nelle risorse, ma è solo un’ipotesi tutta da discutere. Abbiamo concluso l’incontro con l’impegno di un nuovo incontro on line dopo il 20 marzo“.

Un gran peccato che la Giunta non dimostri maggiore coraggio venendo incontro alle esigenze delle famiglie e dei nuovi nati” commenta in una nota Cristina Guarda.“Sul bonus bebè la Giunta avrebbe potuto fare bene, con una azione inclusiva verso tutte le famiglie con figli nati durante la pandemia e non rivolta esclusivamente ai nati a partire dal 19 agosto 2020. In un anno estremamente provante per tutte le famiglie venete, a causa della pandemia, un maggiore supporto economico da parte della Regione avrebbe costituito uno slancio utile anche alla ripartenza, in una delle Regioni in cui i costi della gravidanza pesano, più di altre, sulle spalle dei futuri genitori. Invece il limite temporale, posto nella destinazione degli 8 milioni promessi a favore delle famiglie alla vigilia della campagna elettorale, ha costituito uno spartiacque che riteniamo non debba esserci“.

Perché non impegnarsi concretamente ricomprendendo anche i nati prima del 19 agosto 2020? Mettendo così mano ad un termine fissato in via convenzionale per andare a sostenere i nuovi nati e le loro famiglie duramente provati dalla pandemia. In questo modo l’aver posticipato la sperimentazione della gratuità degli asili nidi, altra promessa della maggioranza in campagna elettorale, non sarebbe parsa un’ulteriore beffa“.

Il nostro impegno ora – conclude Guarda – deve essere rivolto alla piena attuazione della legge 20/2020: che prevede aiuti regionali per il raggiungimento della gratuità o della riduzione della retta per gli asili nido. Questa potrebbe rivelarsi una possibile soluzione al pasticcio avvenuto con il bonus bebè, restituendo quanto si sarebbe potuto dare a chi si è sentito chiaramente escluso dal bonus. Vanno valutati attentamente anche gli strumenti da adottare nella definizione dei nuclei familiari aventi diritto ai fondi, e quindi valutare se ad esempio l’ISEE sia il parametro migliore“.

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