La Ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha annunciato uno stanziamento di 17 milioni di euro destinato alle borse di studio per gli studenti universitari per coprire le spese di circa cinquemila studenti risultati idonei ma che non potevano ottenere le borse di studio per la mancanza di copertura finanziaria. Le risorse arrivano dal Ministero dell’Economia e dal Pnrr che stanzierà 10 milioni.

A margine della discussione sul Bilancio consolidato 2022 del Veneto, votato martedì in Consiglio regionale, sono intervenute sulla vicenda tre esponenti dell’opposizione Elena Ostanel, consigliera regionale del gruppo Il Veneto che Vogliamo, la capogruppo del Partito Democratico, Vanessa Camani ed Erika Baldin, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle.

“Ora possiamo dirlo, ha ragione Zaia. Il Veneto è la prima Regione in Italia. Da oggi, di sicuro, lo è per la figuraccia delle borse di studio non pagate agli studenti universitari che ne hanno diritto. Il 65% degli idonei non beneficiari a livello nazionale sono in Veneto, responsabilità della Regione da anni a guida centrodestra“, afferma Elena Ostanel.

“Lo ha messo, per così dire, nero su bianco la ministra dell’Istruzione Bernini, che in Consiglio dei Ministri – prosegue Ostanel – ha fatto votare la norma che stanzia i fondi (in totale 17 milioni di euro) che pagano le borse di studio agli studenti vincitori cui le regioni devono ancora saldarle. Ebbene, la ministra ha fatto sapere che in tutta Italia gli idonei non beneficiari sono meno di cinquemila, per la precisione 4.947 studentesse e studenti ancora a bocca asciutta. In Veneto, regione dai mille primati secondo la narrativa leghista, ne sono rimasti attualmente 3.247, secondo le cifre rivelate in aula a palazzo Ferro Fini dall’assessore Calzavara.

“Così – sottolinea infine la consigliera – la ministra Bernini smaschera Zaia e la sua maggioranza, mostrando che oltre il 65% delle borse di studio non pagate in Italia è clamorosamente in Veneto. Nelle altre regioni non ci sono università, gli amministratori sono tutti fenomeni o semplicemente hanno fatto, negli anni, quanto dovevano?. Le regioni che assommano i restanti 1.700 sono Lombardia, Molise e Calabria”.

“Mentre da Roma arrivano le prime indiscrezioni circa uno stanziamento di bilancio per sopperire al problema dell’erogazione piena delle borse di studio, dalla discussione sul Bilancio consolidato della Regione non sono emersi segnali incoraggianti per il futuro”, aggiunge Vanessa Camani del Pd.

“Apprendiamo con soddisfazione – aggiunge la consigliera – le intenzioni del governo: si parla di circa 17 milioni, che dovrebbero rimpolpare il capitolo per il diritto allo studio per quelle regioni che non lo hanno fatto con le risorse proprie. Il Veneto è prima fra tutte, contando ben 3.200 sui 4.900 idonei non beneficiari a livello nazionale. In attesa di capire se e come queste risorse risolveranno il problema del Veneto, rimane il tema strutturale di come finanziare le borse per il futuro. Altro che autonomia”, conclude Camani.

“Studiare in Veneto diventa sempre più un privilegio per pochi: se gli studenti vengono ancora qui è solo grazie al prestigio dei nostri atenei, non certo per la qualità del diritto allo studio che vede la Regione del Veneto all’ultimo posto nella classifica nazionale”. Così Erika Baldin, capogruppo M5S a Palazzo Ferro Fini, che ricorda: “Di recente, la maggioranza di Zaia ha bocciato una mia mozione che chiedeva alla Regione di finanziare gli ESU, le aziende regionali per il diritto allo studio che dovrebbero occuparsi della residenzialità universitaria. Dovrebbero, appunto, ma non riescono a soddisfare le necessità degli studenti: da anni i trasferimenti regionali sono al palo e gli ESU non possono investire per realizzare nuovi studentati o gli altri servizi necessari, come ad esempio le mense. Nel frattempo, il governo Meloni ha azzerato il fondo affitti che in Veneto valeva 22 milioni di euro”.

La replica di Donazzan sulle borse di studio

“È proprio grazie alle istanze presentate dalla Regione del Veneto – commenta sulla vicenda l’assessore all’Istruzione e Formazione della Regione del Veneto, Elena Donazzan se il Governo ha stanziato ulteriori risorse per assicurare la copertura della borsa di studio a studenti che, diversamente, non ne avrebbero potuto beneficarne pur avendone diritto. Abbiamo, noi, insieme ad altre regioni, sollecitato il ministro Bernini ad intervenire. Quella che la consigliera Ostanel chiama figuraccia è invece una affermazione positiva perché abbiamo ottenuto una risposta a beneficio di tanti giovani. Il Veneto ha i numeri più alti perché è una regione attrattiva per gli studenti che qui trovano un buon contesto, con adeguate misure di accompagnamento, e non solo ottime università”.

“Ringrazio il ministro Bernini per questo intervento dell’Esecutivo che ha dato forma ad un diritto di tanti studenti nel Veneto – aggiunge Donazzan -. È un’ulteriore prova del nostro impegno nel tradurre il diritto allo studio. Dopodiché la strumentalizzazione da parte della Consigliera è palese. È stato l’aumento degli scritti nelle università del Veneto, il nostro Bilancio che prevedeva il 30% dell’intero ammontare non fosse più sostenibile”.

“Aver ottenuto questo intervento del Governo conferma che non ci siamo sottratti alle responsabilità verso gli universitari, come, in questo periodo di crisi, non ci siamo sottratti alla scelta di stare a fianco degli studenti più fragili, quelli delle scuole della formazione professionali – prosegue infine Donazzan -. Se parliamo di primati, il Veneto ne ha due indiscutibili: la più bassa dispersione scolastica, pari al 9,3% contro la media italiana superiore al 15% e il minore numero di Neet, ossia giovani che non lavorano, non studiano e non partecipano a percorsi di formazione: 13,4% contro media di italiana superiore al 30%.

Significa che il nostro sistema di accompagnamento è robusto e guarda i più deboli. Le scuole di formazione professionale costano alla nostra regione 100 milioni di euro annui. Soldi che garantiscono realtà dove i ragazzi sono anche per il 60% stranieri e hanno la possibilità di integrarsi crescere come persone, cittadini e lavoratori”.