Bozza Fondo Risparmiatori, Puschiasis: “peggiorata”. E nasce Federazione Associazioni

Alessio Villarosa con Massimo Bitonci e dirigenti Mef incontrano le vittime delle banche durante il governo gialloverde
Alessio Villarosa con Massimo Bitonci e dirigenti Mef incontrano le vittime delle banche durante il governo gialloverde
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Entro le 12.00 di oggi – scrive l’Avv. Barbara Puschiasis per Consumatori Attivi e per la Federazione Associazioni Tutela del Risparmio Tradito – sono state inviate le osservazioni alla bozza di decreto attuativo del Fondo Indennizzo Risparmiatori al Ministero dell’economia e delle Finanze da parte delle associazioni della Cabina di Regia. In particolare Consumatori Attivi, unitamente alle altre associazioni del Veneto e del centro Italia da sempre impegnate nel trovare una soluzione che possa ridare giustizia ai risparmiatori traditi, ha fondato la neonata Federazione Associazioni Tutela del Risparmio Tradito (di cui fanno parte Adusbef, Ezzelino da Onara, Per Veneto Banca, Movimento Risparmiatori Traditi, Unione Nazionale Consumatori Veneto).

Le gravi criticità emerse dall’analisi approfondita della bozza del decreto attuativo presentato alla cabina di regia nell’incontro di giovedì scorso al Mef con i due sottosegretari Bitonci e Villarosa hanno creato ulteriore compattezza tra le associazioni critiche. Gli obiettivi primari sono sempre stati quelli creare uno strumento che riportasse giustizia ai risparmiatori traditi – afferma la presidente Barbara Puschiasis – e invece ci troviamo davanti ad una bozza di decreto attuativo che peggiora…se ancora c’erano margini…la legge istitutiva del Fondo. Non solo il diritto a richiedere l’indennizzo spetta ai risparmiatori persone fisiche e microimprese ed a chi le ha ereditate per successione mortis causa ma anche a chi ha acquisito azioni o obbligazioni subordinate tra la messa in liquidazione delle due banche venete e la data di presentazione della domanda.

La norma resta vaga sul quantum dell’indennizzo…ma afferma che esso è pari al 30% del costo di acquisto con un tetto pari a € 100.000,00. Quindi, se il valore delle azioni era pari a 0 tra la data di messa in liquidazione e quello della domanda di accesso al fondo il costo di acquisto non sarà mica quello originario? Fosse così potremmo dire che il FIR alla fine anzichè tutelare i risparmiatori traditi tutela gli speculatori accaniti! L’altro inquietante aspetto è quello che riguarda l’onere della prova e la mole di documenti da allegare alla domanda per ottenere l’indennizzo.

Questi erano i due cavalli di battaglia dichiarati dall’attuale Governo e invece, anzichè semplificare si complica la procedura, con l’effetto di allontanare sempre di più il risparmiatore dalla possibilità di recuperare i soldi perduti. In pratica la bozza di decreto presentato accolla sul risparmiatore ogni onere di dimostrare le fantomatiche, e di nuovo conio, “violazioni massive del TUF” allegando documentazione bancaria, amministrativa o giudiziale nonchè addirittura copia degli acquisti delle azioni o delle obbligazioni subordinate costringendo per altro tutti a rendere una dichiarazione sostitutiva con firma autenticata. Una follia, soprattutto se pensiamo ai vecchi azionisti ed ai tempi, modi e costi per ottenere l’autenticazione delle firme da parte degli interessati!

E poi…anche se ce ne sarebbero molte altre di criticità, nascono alcuni grandi dubbi sulla dotazione del Fondo che secondo le parole dei sottosegretari dovrebbe disporre di ben 2,5 miliardi di euro ma in verità arriva sì e no a 500 milioni per il 2019. E poi restano ancora presenti i dubbi sul vaglio da parte della Ue, sui quali gli stessi sottosegretari non hanno dato risposta alla cabina di regia mostrando la presenza di ben poche certezze.”

Quindi, seppur si auspichi che si riesca a partire subito con l’attuazione del Fondo al fine di non perdere nemmeno quel poco che ci sarebbe ora, Consumatori Attivi cassa la legge istitutiva del Fondo e la bozza di decreto attuativo e insiste affinchè si proceda poi, al di là delle schermaglie elettorali, con le modifiche necessarie per ripristinare il funzionamento del Fondo come già previsto dall’art. 38 della Legge di Bilancio elaborato dalla cabina di regia e poi sostituito sotto la pressione politica di solo due associazioni del Veneto (Coordinamento Don Torta e Noi che Credevamo in Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca) nell’ultimo passaggio al Senato da una norma che calpesta i diritti di chi purtroppo si trova vittima delle condotte delle due banche venete e delle 4 banche del centro Italia.

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