Occhi sul mondo: Brics, India argina Cina ma gli 11 membri attuali “pesano” il 36% del PIL e il 47% della popolazione mondiale

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Foto finale vertice BRICS a Johannesburg: da sinistra leader brasiliano, cinese, sudafricano, indiano e russo
Foto finale vertice BRICS a Johannesburg: da sinistra leader brasiliano, cinese, sudafricano, indiano e russo

Si è concluso il vertice BRICS (il raggruppamento finora delle  economie mondiali di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), che ha deciso di accogliere 6 membri in più dal primo gennaio 2024:Arabia Saudita, Iran Argentina, Egitto, Etiopia, ed Emirati Arabi Uniti. Nonostante vari disaccordi tra Cina ed India, si sta, quindi, formando un nuovo blocco economico.

Originariamente, il termine “BRIC” è stato coniato, in una relazione del 2001 della banca d’investimento Goldman Sachs, da Jim O’Neill, che indicava Brasile, Russia, India e Cina come protagonisti dell’economia mondiale entro la prima metà del nuovo secolo. L’acronimo cambiò in BRICS quando al “raggruppamento” si aggiunse anche il Sud Africa, Paese che ah ospitato a Johannesburg il 15° summit del BRICS. Secondo le stime di O’Neill, il gruppo economico avrebbe raggiunto il PIL del G7 (Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Stati Uniti) entro il 2050. Ora, già dal primo gennaio 2024, con l’arrivo dei nuovi Paesi membri, il PIL totale dell’alleanza raggiungerà il 36% di quello mondiale, con il 47% della popolazione globale.

Nonostante l’ideologia di fondo sia alternativa a quella occidentale, economicamente parlando, i clienti maggiori saranno proprio i paesi occidentali, anche grazie all’ingresso degli Emirati Arabi Uniti e all’Arabia Saudita. Oltre a questi nuovi 6 Paesi molti altri hanno espresso interesse al parteciparvi, ma non hanno ancora formalizzato la domanda di adesione.

Il mondo si divide ancora: la Cina contro i G7, ma l’India interviene

Il blocco economico per ora non si è allineato a una concezione antioccidentale, anche se Xi Jinping ha espresso apertamente la sua posizione contro i G7. Il piano di Pechino, colpita ora da un foret accenno di crisi finanziaria col caso di Evergrande, sarebbe proprio quello di contrastare il dollaro americano, ma l’India sta riuscendo a tenere testa. Di fatto, Nuova Delhi è la quinta economia al mondo e non vuole precludersi delle opportunità e degli affari con l’Occidente. Con il suo miliardo e mezzo di abitanti e l’esperienza coloniale con il Regno Unito, l’India si sta facendo portavoce dei Paesi del Sud. Soprattutto sull’Africa l’impegno di Mosca e Pechino è considerato alla pari dell’imperialismo occidentale, mentre l’India sta cercando di bilanciare le potenze per permettere un equilibrio.

Ora più che mai la democrazia più grande del mondo possiede una potente combinazione di forza, credibilità, autorità e una profonda comprensione delle sfide nei paesi in via di sviluppo, superando notevolmente le capacità di una Cina governata con modalità autoritarie o di una Russia che segue una politica imperialista. 

Una nuova valuta? Per il momento non è nei programmi

Attualmente, la realizzazione del progetto di una nuova moneta appare complessa. Tuttavia, un aspetto di particolare interesse riguarda i finanziamenti erogati dalla Banca Brics. Quest’istituzione si differenzia dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale per il fatto che non impone condizioni politiche ai prestiti concessi. Dilma Rousseff, l’ex leader del Brasile attualmente alla guida di questa banca, ha dichiarato: “Spesso un prestito viene concesso a condizione che vengano attuate determinate politiche. Noi non lo facciamo. Rispettiamo le scelte di ogni Paese“. Questa posizione rappresenta un ulteriore critica al modus operandi occidentale.


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