Canzoni che raccontano la Storia d’Italia, sesta puntata: la strategia della tensione (prima del 1969)

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Il secondo dopoguerra è stato costellato, nel nostro paese, da attentati e stragi che hanno messo in pericolo la nostra democrazia e, in definitiva, ne hanno modificato il percorso. Sono atti estremamente violenti che non miravano a colpire i singoli, ma il gruppo, la massa, la folla generando terrore e rabbia nel popolo, spesso con il chiaro scopo di provocare anche reazioni violente alle quali si potesse rispondere con la limitazione delle libertà e dei diritti (qui tutte le puntate “Canzoni che raccontano la Storia“) .

Stragi che sono avvenute con una “connivenza” di quelli che venivano chiamati “servizi deviati” dello stato. Stragi rimaste, per lo più, impunite, senza responsabili certi.

Abbiamo assistito a processi lunghissimi e oscuri, mai terminati. Abbiamo visto depistaggi, morti sospette di imputati e testimoni, “suicidi” e accuse rivelatesi infondate verso persone innocenti incarcerate preventivamente e “colpevoli” di appartenere a una parte politica indicata a priori come responsabile degli attentati.

L’inizio.

1° maggio 1947, la strage di Portella della Ginestra
1° maggio 1947, la strage di Portella della Ginestra

Si può affermare che che la cosiddetta “strategia della tensione” sia una lunga scia di sangue e di trame oscure, di deviazioni e depistaggi, iniziata quasi subito dopo la fine della guerra e precisamente il 1° maggio 1947 quando una manifestazione di contadini siciliani che si erano radunati a Portella della Ginestra, località in provincia di Palermo, per la festa dei lavoratori e celebrare la vittoria della sinistra nelle elezioni amministrative venne attaccata a raffiche di mitra dalla banda di Salvatore Giuliano. Undici manifestanti vennero uccisi e trenta furono feriti in maniera grave. Un eccidio del quale i mandati restarono nell’ombra, pur se sembrano certe le responsabilità di settori reazionari siciliani (e non solo) e “frange dei servizi” statunitensi con l’obiettivo di impedire che i contadini siciliani reclamassero la proprietà delle terre e che la sinistra socialista e comunista potesse governare la Sicilia.

Questo tremendo massacro venne ricordato anche dal poeta Ignazio Buttitta i cui versi sono cantati da Tano Avanzato (video in copertina, ndr).

Neppure tre anni dopo, il 9 gennaio 1950, la strage delle Fonderie Riunite di Modena. Sei lavoratori furono uccisi dalla polizia durante uno sciopero contro i licenziamenti. Si contarono circa 200 feriti anche se le cronache ne riportarono furono solo 15. Questo attacco brutale contro i lavoratori e le loro lotte si inquadra in quella strategia della tensione che mirava a far tornare indietro quanto era stato conquistato con la lotta di liberazione. Si cominciò, proprio negli anni immediatamente successivi al ’45, lo smantellamento nei fatti della Costituzione. Attacco ai diritti dei lavoratori, restaurazione di un “ordine” simile a quello del regime precedente, voglia di leggi speciali che impedissero il diritto di sciopero e di dissenso, si susseguirono in molti decenni successivi.

Ricordiamo i fatti di Modena con una canzone dei Modena City Ramblers.

 

All’eccidio di Modena, ad esempio, seguì quello di Reggio Emilia del luglio 1960 del quale si è già accennato nella “storia” precedente.

Negli anni sessanta ci sono tentativi di sovvertire la democrazia. Forse quello più importante e famoso va sotto il nome di “Piano Solo” del 1964. Se ne saprà qualcosa più tardi, nel 1967, grazie a un’inchiesta dell’Espresso che svela le torbide trame del tentativo (della minaccia) di colpo di stato nel nostro paese.

Nel sito https://www.fattiperlastoria.it/piano-solo/ si può leggere “Nella primavera del 1967 “L’Espresso” pubblica un articolo di Lino Jannuzzi in cui è scritto che, tre anni prima, il generale Giovanni De Lorenzo – medaglia d’argento della Resistenza e nel 1964 comandante dell’Arma dei carabinieri – con la protezione dell’allora presidente della Repubblica Antonio Segni, aveva ordito un colpo di Stato. In quell’estate del’64 era entrato in crisi il primo governo di centrosinistra presieduto da Aldo Moro, governo nato nel dicembre del 1963 con ministri socialisti e con il leader del Psi, Pietro Nenni, vicepresidente del Consiglio. Il giornale diretto da Eugenio Scalfari scrive che Segni, volendo approfittare della crisi di governo per interrompere l’esperienza di centrosinistra, aveva incoraggiato de Lorenzo – comandante come si è detto dei carabinieri, ma soprattutto ex capo dei servizi segreti, il Sifar, su cui mantiene una grande influenza – a predisporre un intervento straordinario per l’ordine pubblico che si configurava come un vero e proprio golpe.”

Ed è così che, tra attentati (ricordiamo anche la “notte dei fuochi” e le varie azioni terroristiche, di matrice neonazista, avvenute a metà degli anni ’60 del novecento in Alto Adige – vedi http://www.dna.trentino.it/movimento-terroristico-negli-anni-60/), tentativi di colpi di stato, repressione violenta di manifestazioni (ad Avola, il 2 dicembre 1968 venne repressa nel sangue la manifestazione sindacale dei braccianti che chiedevano un adeguamento della paga. Due furono i morti, uccisi da raffiche di mitra e varie pallottole sparate dalle “forze dell’ordine”. La storia, si arriva al 1969, è raccontata in questa canzone.

Presto arriverà il 12 dicembre e la strage di Piazza Fontana e l’uccisione di Pinelli. Presto inizierà “ufficialmente” la strategia della tensione. Ma qualcosa di quello che succederà sarà raccontato nella prossima “storia”. Saranno tragedie, massacri che colpiranno indistintamente persone che protestavano, che aspettavano il loro turno allo sportello di una banca, che andavano in vacanza, che viaggiavano, che tornavano a casa … che vivevano.

Vittime, “effetti collaterali” di una strategia del terrore che aveva l’obiettivo di impedire un vero rinnovamento e il progresso della nostra nazione. La maniera di distruggere la nostra Costituzione e cancellarne i valori, i principi, i diritti … una “via Italia” che ha prodotto morte e paura, ignoranza e omertà. E, soprattutto quell’assenza di memoria dalla quale è difficile ma sarebbe necessario uscire.

(a questo punto si può ascoltare la canzone dei Gang che si intitola, appunto, “via Italia”.

https://www.youtube.com/watch?v=7PHT8jBHNFs


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Giorgio Langella è nato il 12 dicembre 1954 a Vicenza. Figlio e nipote di partigiani, ha vissuto l'infanzia tra Cosenza, Catanzaro e Trieste. Nel 1968 il padre Antonio, funzionario di banca, fu trasferito a Lima e lì trascorse l'adolescenza con la famiglia. Nell'ottobre del 1968 un colpo di stato instaurò un governo militare, rivoluzionario e progressista presieduto dal generale Juan Velasco Alvarado. La nazionalizzazione dei pozzi petroliferi (che erano sfruttati da aziende nordamericane), la legge di riforma agraria, la legge di riforma dell'industria, così come il devastante terremoto del maggio 1970, furono tappe fondamentali nella sua formazione umana, ideale e politica. Tornato in Italia, a Padova negli anni della contestazione si iscrisse alla sezione Portello del PCI seguendo una logica evoluzione delle proprie convinzioni ideali. È stato eletto nel consiglio provinciale di Vicenza nel 2002 con la lista del PdCI. È laureato in ingegneria elettronica e lavora nel settore informatico. Sposato e padre di due figlie oggi vive a Creazzo (Vicenza). Ha scritto per Vicenza Papers, la collana di VicenzaPiù, "Marlane Marzotto. Un silenzio soffocante" e ha curato "Quirino Traforti. Il partigiano dei lavoratori". Ha mantenuto i suoi ideali e la passione politica ed è ancora "ostinatamente e coerentemente un militante del PCI" di cui è segretario regionale del Veneto oltre che una cultore della musica e del bello.