Carlo Calenda: dal salario minimo, al salario…misero

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Carlo Calenda
Carlo Calenda

Carlo Calenda a me fa sempre pensare al Commendator Zampetti (interpretato dal compianto Guido Nicheli), leggendario imprenditore nel campo degli insaccati, padre di Sharon ne I ragazzi della 3ª C.

Certo, Zampetti aveva origini lombarde, mentre Carletto nostro è romano pariolino, ma c’è una tale comunanza nel modo di esprimere determinati concetti -e di pensarli- che mi risulta impossibile non sovrapporli.
La plebe va nel campo, l’industriale rimane in casa! Uno dei leggendari motti del Cummenda – utilizzato per risolvere una disputa durante una vacanza in Sardegna – e non mi dite che non ce lo vedete, il leader di Azione, ad esprimere simili concetti.
Carlo Calenda rappresenta, a mio parere, l’epitome (il compendio o riassunto, ndr) del classismo inconsapevole, così radicato nel suo stesso essere da rendergli impossibile anche solo percepire le istanze di chi ha un reddito inferiore ai 10k al mese. Come fossero di un’altra razza, degli alieni.
Perciò potrete capire il mio stupore, nell’apprendere che Azione e Italia Viva avevano presentato una mozione per il salario minimo a 9 euro, battaglia portata avanti dai 5 stelle dell’odiato Conte e piuttosto invisa al mondo imprenditoriale, per ovvie ragioni di cassa.
Così sono corso a leggere la proposta… e mi sono subito rasserenato. 9 euro (lordi) all’ora sì, ma all inclusive come i migliori resort. Comprensivi di tredicesima, TFR, sanità integrativa, buoni pasto ed altri benefit accessori. Così, ad occhio, la paga base è di 5,50 euro (lordi) l’ora, che corrispondono ad un lucroso stipendio mensile di 950 euro per un full-time da 40 ore settimanali.
Dal salario minimo al salario misero, il passo è breve.
Meno male che in un mondo di voltagabbana che fanno dell’incoerenza l’unica bandiera, Carletto rimane saldo nei suoi principi e nella sua protervia. Sarà pure una soddisfazione minima, ma sempre maggiore del salario Calendiano.