Da qualche giorno sul web circola una notizia assai rinfrancante rispetto alla valanga di news di reati da cui siano ogni giorno travolti: Fabriano produrrà carta tratta dalla canapa o cannabis.

Nello storico centro di produzione (sin dal 1264) della carta, subentrata all’uso del papiro e della pergamena materiali scrittori dell’antichità classica, vedrà dunque la luce un impianto sperimentale per la fabbricazione della carta fatta a mano attraverso la cellulosa di canapa.

Vale la pena di ricordare che l’uso della carta di cannabis risale a 2000 anni fa e che di fibre di cannabis fu la Bibbia di Gutemberg, cioè il primo libro moderno a stampa con caratteri mobili.

“Poi, analizzati i costi e le problematiche di smaltimento, oltre a tutto ciò che concerne la produzione di cellulosa, si penserà a fare un impianto più grande”, così dice Sandro Tiberi, l’ultimo grande maestro cartaio della grande tradizione italiana. Dalla cannabis, dunque, si ricaverà una carta più resistente per stampare, per scrivere, ecc.

Ora, un timore va crescendo, legato al clima da caccia alle streghe appunto intorno alla cannabis e alla commercializzazione dei suoi derivati. Non è che dal Ministero degli interni partano direttive di ispezioni, controlli e magari qualche ‘interpretazione estensiva’ dell’ultimo pronunciamento della Corte di Cassazione in materia di cannabis?

Qualcuno rassicuri il capo della Lega e i suoi colonnelli; si ricordi loro che la cultura è l’unica ‘droga’ che non produce assuefazione né rischi di overdose: non solo giornalmente se ne possono assumere dosi massicce, ma ‘vaccina’ contro il dilagare di luoghi comuni e bufale.

di Orazio Licandro da Il Fatto Quotidiano