Caso Silva, la Regione rinvia il dibattito sulle aree di salvaguardia: è scontro a Palazzo Ferro-Fini

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Montecchio Precalcino ex area Safond Martini Silva

Oggi, il Consiglio della Regione Veneto ha deciso di rinviare la discussione della mozione presentata dai consiglieri del Partito Democratico sull’accelerazione dell’approvazione delle aree di salvaguardia, in relazione al caso dell’impianto di trattamento rifiuti che Silva Srl ha in progetto di realizzare a Montecchio Precalcino.

I consiglieri dem battono i pugni sul tavolo: la decisione di posticipare il confronto è stata accolta con forte disappunto dalle opposizioni.

“Oggi in Consiglio regionale la mozione sulla tutela delle aree di salvaguardia e sulla sicurezza dell’acqua potabile non è stata discussa e non è stata calendarizzata nemmeno per la seduta del 2 febbraio, ma rimandata a quella del 10 febbraio. Un fatto politicamente grave”, commentano il vicepresidente del Consiglio regionale Andrea Micalizzi insieme ai consiglieri Chiara Luisetto e Antonio Marco Dalla Pozza.

Secondo gli esponenti del Pd, il rinvio rischia di creare un pericoloso sfasamento temporale: mentre la politica regionale si ferma, la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) in Provincia di Vicenza continua il suo iter regolare sul territorio.

“A fronte delle richieste dei sindaci, ai quali l’assessora regionale all’Ambiente (Elisa Venturini, ndr) aveva assicurato un intervento rapido, oggi assistiamo all’opposto: la Regione continua a prendere tempo”, incalzano i consiglieri. La motivazione del rinvio legata a “ulteriori approfondimenti” non convince i dem, convinti che la mozione sia già pronta per essere votata.

Il Partito Democratico sottolinea come l’atto chieda semplicemente di attivare nel più breve tempo possibile le procedure per il riconoscimento delle aree di salvaguardia delle captazioni idriche. “Si tratta di procedure previste dalla normativa e già note, che richiedono solo una volontà politica di accelerazione”, spiegano Micalizzi, Luisetto e Dalla Pozza.

Per i consiglieri, ogni giorno perso rappresenta un rischio per la salute pubblica e per la tutela di un bene primario come l’acqua potabile. “Alle parole, ancora una volta, non seguono i fatti. La Regione non può permettersi ambiguità: deve assumersi la responsabilità che le compete e agire subito”, conclude la nota del gruppo consiliare. Il caso resta dunque aperto, con il prossimo appuntamento fissato, salvo nuovi slittamenti, per il 10 febbraio.

Appena ieri, su questa vicenda, su queste pagine avevamo dato spazio a una “raccomandazione” del Comitato Tuteliamo la Salute rivolta agli esponenti politici che nel periodo della scorsa campagna elettorale avevano promesso impegno sulla questione (leggi qui). Facile, ora, immaginare che il rinvio della discussione suoni alle orecchie dei cittadini quanto meno come un “campanello d’allarme“.