Casotti di pietra a secco nei Colli Berici: un patrimonio da valorizzare e tutelare

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Casotti di pietra a secco dei colli berici

È stato presentato oggi al Consiglio regionale del Veneto il libro “Casotti di pietra – Le genti e la cultura della pietra a secco sui Colli Berici”, opera di Carlo Formenton, Alberto Girardi e Maurizio Merlin.

Il volume, corredato da una ricca documentazione fotografica, illustra le tecniche di costruzione, le tipologie e le caratteristiche principali dei casotti di pietra, una forma di architettura rurale che si è sviluppata nel corso dell’Ottocento, fino ai primi decenni del Novecento, nei Colli Berici meridionali, in provincia di Vicenza, tra i comuni di Villaga e di Val Liona.

Il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, ha innanzitutto ringraziato il consigliere Marco Zecchinato per aver “voluto la presentazione di questo volume che invita alla scoperta di una particolarissima forma di architettura popolare, i casotti realizzati in pietra a secco, per molti aspetti manufatti singolarissimi in un ambito, quello dei Colli Berici, noto per altre tipologie e uso di pietra, da quella di Nanto alla Bianca di Vicenza, di cui già parlava Vitruvio, e che ebbero un ruolo singolarissimo nel Rinascimento veneto e vicentino in special modo, vuoi per i seguaci di Donatello, da Nicolò Pizolo, scultore originario di Villaganzerla, che realizza la pala per la Cappella Ovetari, nella chiesa degli Eremitani a Padova, fino ad Antonio Antico e Andrea Riccio, oppure  Pietro da Como e dai suoi allievi Vincenzo e Giangirolamo Grandi, poi Alvise Lamberti da Montagnana, attivo in quel di Mosca nella prima metà del Cinquecento, fino a giungere alla bottega di Giacomo da Porlezza e Girolamo Pittoni da Lumignano, che accolgono nel 1524 il giovane Andrea di Pietro dalla Gondola, il futuro Andrea Palladio. L’elenco degli artisti che hanno fatto uso delle Pietre di Vicenza e di Nanto è lungo, ma non hanno nome, invece, gli autori di questi singolarissimi ‘casotti’, indagati dai nostri autori che ampliano lo sguardo alla ricerca di altri esempi di architettura popolare, che vanta precedenti importanti, riconducibili all’antico ‘tholos’, come i trulli e le ‘pajare’ pugliesi, le ‘capanne’ o ‘caciare’ abruzzesi, i ‘cubburi’, i ‘pagghiari’ siciliani, i ‘cavanei’ del Molise, le ‘caselle’ liguri, fino ad arrivare alla ‘casita istriana’, così ben presentata nel parco di Dignano, dove c’è la più ricca concentrazione di queste strutture edili dell’intero Mediterraneo, autentico ‘parco del patrimonio della muratura a secco’, diventato una fortunata  attrazione turistica, il che la dice lunga sulle potenzialità che si potrebbero aprire anche nei Berici”.

“Architetture senza architetti capaci di sfidare i tempi e che danno vita, lungo i secoli, a manufatti singolarissimi e curiosi che, nel caso del volume dei nostri autori, ci porta a scoprire l’ambito collinare tra la Val Liona e il comune di Villaga, ricco di suggestioni e valori ambientali in una dimensione, lo sottolineo, ecosostenibile – ha sottolineato Ciambetti – Credo che oggi siano almeno una sessantina i casotti rimasti ed evidenzio l’importanza dell’appello che segna questo studio: la necessità del restauro, recupero, tutela e valorizzazione di una testimonianza veramente importante. Non a caso, Dignano in Istria ha fatto un parco, mentre nei Colli Berici, che da un punto di vista dell’archeologia e della paleontologia, hanno un patrimonio più che ragguardevole, un autentico museo diffuso a cielo aperto, forse sarebbe il caso di iniziare a definire con maggiore precisione percorsi, sentieri, tematiche, visto che le principali lamentele di molti escursionisti stanno proprio nella facilità con cui si perdono le tracce, vanificando così, molte volte, l’occasione di vedere testimonianze preziose come questi casotti, ma non solo”.

“Ringrazio ancora l’amico Zecchinato – ha concluso Roberto Ciambetti – perché ha sostenuto questo processo di scoperta dei Berici, convinto che essi possano essere utili a chi cerca armonia e tranquillità ecosostenibili, a quanti amano vivere passeggiate piacevoli, ma soprattutto scoprire nuove dimensioni”.

Il consigliere regionale Marco Zecchinato (Lega/LV), promotore della presentazione del libro, ha evidenziato come “i casotti di pietra a secco sono costruzioni storiche, storico testimoniali, presenti nei Colli Berici, che presentano caratteristiche peculiari. Questo libro è utile perché ci consente di conoscere meglio queste forme architettoniche, a iniziare dalla loro storia, di localizzarle ed identificarle. Ringrazio quindi i tre autori che, con passione e competenza, hanno portato avanti un accurato lavoro di ricerca, coinvolgendo istituzioni e popolazione locale. Formenton, Girardi e Merlin, uniti da una comune e autentica passione per il territorio, hanno saputo ben integrare le rispettive competenze: dall’analisi e ricerca, condotta anche all’estero, alla fotografia, fino all’aspetto escursionistico e alla localizzazione di questi manufatti. L’opera presenta anche una rilevante finalità di servizio pubblico, in quanto contribuisce a far riscoprire queste importanti strutture, che sono sicuramente espressione di una architettura povera a servizio dell’agricoltura e delle attività che si facevano nel territorio, con la pietra tenera tipica dei Berici. Ma i casotti di pietra erano soprattutto importanti strutture ed edifici rurali, tutelati peraltro dal Piano d’Area regionale dei Colli Berici. E sottolineo come è proprio la pietra ad essere protagonista assoluta dei Colli Berici, data l’origine sedimentaria degli stessi. La pietra, nel tempo, ha dato origine alle abitazioni, alle sculture, agli oggetti ornamentali e a tutti quei manufatti tipici dell’area”.

“Sono quindi molto contento della presentazione di questo libro qui, oggi, a palazzo Ferro Fini, in quanto è una iniziativa utile per valorizzare il territorio dei Colli Berici. E colgo l’occasione per ricordare che domenica 26 marzo si celebrerà la Seconda Giornata regionale per i Colli Veneti, con i Berici che saranno assoluti protagonisti”.

Alberto Girardi, coautore, ha spiegato che “i casotti di pietra sono una tipologia di costruzione in pietra a secco, presente in Veneto solo nei Colli Berici meridionali, in provincia di Vicenza. Sono stati costruiti dai contadini, tra la fine del Settecento e i primi decenni del secolo scorso, che hanno recuperato terreni prima incolti, bonificando la zona. Essi hanno asportato tutte le pietre che si trovavano nei campi e le hanno utilizzate per costruire muretti a secco e rive terrazzate per le coltivazioni. Queste capanne sono state usate come ricovero degli attrezzi e per riparo temporaneo, nonché per custodire piccoli animali. Abbiamo studiato una sessantina circa di questi casotti, che presentavano diversi stati di conservazione”.

L’autore ha quindi lanciato un allarme: “Queste costruzioni, non utilizzate da praticamente un secolo, sono a forte rischio crollo se non vengono fatte oggetto di manutenzione. Sarebbe un vero peccato perché perderemo un prezioso patrimonio che è unico per caratteristiche e storia”.

Alberto Girardi ha infine ricordato che il volume si inserisce “nell’ambito di una ricerca che stiamo conducendo nei Colli Berici, assieme ai soci del Club Alpino Italiano della sotto sezione di Noventa, per censire e studiare tutte quelle opere dell’uomo che riguardano l’archeologia protoindustriale, quindi i mulini, e quella rurale, come fontane, pozzi, ghiacciaie e appunto i casotti, che hanno avuto la priorità in quanto sono i manufatti più delicati che meritano di essere conosciuti e tutelati. Ecco perché il libro propone forme di tutela e valorizzazione dei casotti di pietra, da adottare per conservare queste forme architettoniche così particolari, farle conoscere e valorizzarle sotto l’aspetto storico, didattico, turistico e culturale”.