
La Cgil Vicenza porta 350 persone alla manifestazione di Roma del 17 ottobre. Nella conferenza stampa Giancarlo Puggioni, Pino Gesmundo e Silvana Fanelli affrontano salari erosi, crisi industriale, sanità in difficoltà e fuga dei giovani. Al centro anche energia, sicurezza sul lavoro, pace e difesa della Costituzione.
Dalla Cgil Vicenza 350 persone a Roma: Puggioni, Gesmundo e Fanelli denunciano una crisi che investe lavoro e società
«Gli scaffali sono pieni, ma i carrelli della spesa sempre più vuoti». È una delle immagini più efficaci emerse dalla conferenza stampa della Cgil Vicenza di ieri, martedì 13 ottobre, in preparazione della manifestazione nazionale del 17 ottobre a Roma. Un incontro che, partendo dalle difficoltà quotidiane di lavoratori e pensionati, ha allargato il confronto alla crisi industriale, alle politiche energetiche, alla sanità e al futuro delle nuove generazioni.
La Cgil Vicenza, in occasione della manifestazione di Roma, porterà nella capitale una delegazione di circa 350 persone, come già anticipato da ViPiù nella presentazione dell’iniziativa.
All’incontro con la stampa sono intervenuti Giancarlo Puggioni, segretario generale della Cgil di Vicenza, Pino Gesmundo, componente della segreteria nazionale della Cgil, e Silvana Fanelli, della segreteria della Cgil del Veneto.

L’appuntamento, promosso dalla rete La Via Maestra, che riunisce la Cgil e oltre cento associazioni, tra cui ANPI, ACLI, ARCI, Libera, Emergency e Legambiente, prevede il concentramento alle 13.30 in Piazza della Repubblica e il corteo fino a Piazza del Popolo, dove alle 17 sono programmati gli interventi conclusivi.
Puggioni: «Il modello produttivo vicentino rischia di perdere terreno»
Giancarlo Puggioni ha richiamato la particolare vulnerabilità di un territorio manifatturiero che, secondo il sindacato, fatica a programmare innovazione, transizione energetica e sviluppo industriale.
La denuncia non riguarda soltanto le imprese in difficoltà, ma l’assenza di strategie di filiera e di distretto capaci di sostenere la competitività.
«I salari della nostra provincia non tengono il passo del carovita, mentre la sanità e i servizi locali collassano tra carenze organiche e riorganizzazioni al ribasso», ha sottolineato Puggioni, denunciando anche il crescente ricorso ad appalti e subappalti, con conseguenze sulle condizioni di lavoro e sulla sicurezza.
Particolarmente critica la situazione della sanità pubblica, tra liste d’attesa, carenza di organici e aumento delle spese sostenute direttamente dalle famiglie.
Fanelli: il Veneto tra lavoro povero, sanità e fuga dei giovani
Nel confronto è emersa anche la contraddizione di un Veneto che, pur mantenendo un’importante base produttiva, registra difficoltà nel manifatturiero e una crescita dei servizi e del turismo spesso accompagnata da occupazioni precarie e scarsamente retribuite.
Un quadro richiamato anche nell’intervento di Silvana Fanelli, della segreteria regionale della Cgil, con particolare attenzione ai giovani che lasciano il Veneto perché non trovano opportunità professionali e condizioni economiche adeguate alle proprie aspettative.
La questione riguarda anche la sanità regionale: liste d’attesa, carenza di personale e dimissioni dei medici finiscono per spingere i cittadini verso prestazioni private, aumentando la spesa delle famiglie.
Il sindacato chiede maggiori investimenti nei servizi pubblici e una fiscalità più progressiva, in linea con i principi della Costituzione italiana.
Gesmundo: industria ed energia al centro dell’emergenza nazionale
Pino Gesmundo ha ampliato l’analisi alle difficoltà strutturali dell’economia italiana.
Dalla siderurgia alla chimica di base, dalla moda all’automotive, il dirigente sindacale ha denunciato l’assenza di una politica industriale ed energetica in grado di accompagnare le trasformazioni produttive.
Secondo Gesmundo, puntare sul nucleare non offre risposte immediate ai costi energetici che gravano su imprese e famiglie. Il ritardo negli investimenti per la transizione rischia inoltre di aggravare la perdita di competitività.
Il dirigente nazionale ha richiamato anche il problema della formazione dei giovani, spesso costretti a cercare all’estero opportunità professionali e retribuzioni adeguate, con la conseguente perdita di competenze e risorse per il Paese.
Dagli scaffali pieni ai carrelli vuoti: il disagio sociale
Nella conferenza è emersa anche la preoccupazione per un disagio sociale che, secondo i sindacalisti, rischia di alimentare nuove tensioni.
L’immagine degli scaffali pieni e dei carrelli vuoti sintetizza una condizione nella quale lavoratori con retribuzioni modeste e pensionati faticano a sostenere il costo della spesa, delle bollette e dell’abitazione.
Il sistema degli appalti e subappalti viene indicato come un ulteriore fattore di impoverimento del lavoro e di aumento dei rischi per la sicurezza.
Gesmundo ha inoltre collegato la mobilitazione alla difesa degli spazi democratici, alla contrarietà all’autonomia differenziata e alla richiesta di destinare maggiori risorse a lavoro, istruzione e sanità anziché all’incremento della spesa militare.
La piattaforma della Via Maestra comprende aumenti salariali e pensionistici, fiscalità progressiva, investimenti nella sanità pubblica fino al 7,5% del Pil e nell’istruzione fino al 5%, politiche abitative e riconversione ecologica dell’industria.
Sono richieste che il sindacato intende portare anche nel confronto sulla prossima legge di bilancio.
«Il 17 ottobre non sarà una semplice piazza di protesta, ma una manifestazione di proposta per un diverso modello di sviluppo e di società», ha concluso Puggioni.
Resta il nodo sollevato durante l’incontro: come garantire un futuro al sistema produttivo vicentino se la crescita economica non riesce più ad assicurare salari adeguati, servizi pubblici accessibili e prospettive alle nuove generazioni?







































