Chiusura guardia medica all’Ospedale di Santorso, Giulia Miglioranza (Cgil): “malumori e preoccupazioni”

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La chiusura del presidio di guardia medica a Santorsoafferma in un comunicato stampa la segretaria della Cgil Giulia Miglioranza sulla chiusura della guardia medica nell’Alto Vicentino – sta comprensibilmente sollevando malumori e preoccupazioni tra i cittadini dell’Altovicentino: malumori e preoccupazioni del tutto motivate, che rinviano ancora una volta ad una mancata programmazione e valorizzazione dei professionisti chiamati ad assisterci e curarci, con conseguenze pesanti sulla quantità e qualità dei servizi.

Dopo la sofferta chiusura della Guardia Medica di Schio e la sua apertura all’Ospedale di Santorso (diventato temporaneamente sede “hub” per tornare nuovamente alla chiusura), la continuità assistenziale viene di nuovo riorganizzata e ridimensionata per far fronte al dimezzamento dei medici in servizio, che in poco tempo passano da 30 a 12.

Non un fulmine a ciel sereno, in verità, visto che la cessazione delle collaborazioni prevede un preavviso da parte dei professionisti, al di là della normale programmazione delle ferie nel periodo estivo.
Anche la riduzione dei compensi orari da 40 a 23 euro (una delle cause della scelta di alcuni medici di recedere dal contratto di collaborazione) era in verità prevista da regole nazionali che, dopo la fine dell’emergenza covid a partire da gennaio 2023, hanno riportato i compensi alla precedente regolamentazione.

Sarebbe stato importante, però, che Ulss 7 Pedemontana avesse informato preventivamente i propri medici di continuità assistenziale della prospettiva di riduzione dei compensi, anche per provare a tenere vivo un dialogo e valutare possibili soluzioni, utili a “tenersi stretti” i pochi professionisti a disposizione.

Ma ancor di più, serve trovare le risorse per valorizzare veramente questi professionisti, chiamati a garantire la continuità di assistenza ad un bacino di decine di migliaia di cittadini, tra l’altro in fasce orarie notturne o festive. Serve rivedere le regole nazionali, serve che Regione trovi le risorse per evitare la fuga di professionisti, serve che nel frattempo anche l’Azienda eserciti tutta la sua autonomia decisionale, per provare a trovare soluzioni tali da favorire l’ingresso di nuovi medici. Nuovi medici necessari per evitare accessi impropri a pronto soccorso già in affanno per la mole di pazienti, ma anche tassello di un sistema sanitario che deve dare risposte adeguate ai bisogni della popolazione.

In caso contrario la paghiamo tutti: i professionisti chiamati a erogare il servizio, i pazienti che hanno bisogno delle loro cure.
Serve poi che i servizi di guardia medica siano più diffusi nel territorio, ad esempio all’interno delle Case di Comunità (presenti e in fase progettazione).

Un tema, questo, ancora più rilevante nell’importante fase di passaggio che stiamo attraversando, con le ingenti risorse previste dal PNRR per il potenziamento della sanità territoriale, che rischiano altrimenti di diventare un enorme regalo ai privati. Perché, se mancano programmazione e risorse, il futuro è tracciato: bei “contenitori” (Case della Comunità, Ospedali di Comunità, etc.) e la loro consegna a privati che, senza vincoli, possono meglio remunerare le prestazioni dei professionisti e al contempo trarne profitto. Ma chi paga questi profitti? Noi cittadini, al solito, ma solo per chi può permetterselo.