«Siamo assolutamente contrari. Si tratta di una mera operazione di business, che nella migliore delle ipotesi ha a che fare col commercio, non certo con lo sviluppo sostenibile, di cui andrebbe tenuto conto nella valorizzazione di un territorio. Un territorio che ora, grazie a questa consacrazione, rischia addirittura di subire danni». Esce dal coro del consenso – con un comunicato – GTI, l’Associazione Guide Turistiche Italiane, per le colline del Prosecco dichiarate Patrimonio Unesco.

Silvia Graziani

Il perché lo spiega la referente GTI del Veneto, Silvia Graziani, che declina: «Negli ultimi anni si è distrutto il suolo per piantare ‘Prosecco’, divenuto una monocoltura a svantaggio di vigneti autoctoni. Difficile comprendere come un suolo massacrato possa diventare Patrimonio dell’Umanità».  Insufficiente ad eliminare lo scetticismo il ‘bollino’. «Anche Venezia – rileva Graziani – è Unesco e nel giro di un mese, a causa della presenza di navi da crociera, si sono sfiorate ben due tragedie, la seconda ieri (domenica) a causa del maltempo. Le difficoltà e le criticità  della città lagunare sono note – rimarca Graziani – , il che evidenzia che non siamo di fronte a nessuna garanzia di sicurezza». Peraltro, nell’ottica di trasformare le Colline del Prosecco in un attrattore turistico, la Referente GTI snocciola le vulnerabilità: «Quali sono gli strumenti per accompagnare questa trasformazione da un punto di vista logistico e di ricettività? Forse sarebbe stato meglio procedere per gradi, con una promozione consapevole».

Infine un riferimento alla salute: «Per la coltivazione del Prosecco si utilizzano tantissimi pesticidi, la cui pericolosità era stata messa nero su bianco da Legambiente, in un dossier, nel 2017».

La chiosa di GTI: «Hanno vinto il brand e il turismo facile».