Cos’è il fascismo: ce lo dice la vicentina Annina, dottoranda in Usa e… trumpista

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Io ho tre figlie “adottive”, si fa per dire… Sono tre ragazze che hanno i loro genitori, due le ho conosciute viaggiando, una è quasi autoctona. Con loro si è instaurato un rapporto speciale, io sono un’altra mamma, “sbiologica” che dà un quid in più e non si sostituisce alla mamma biologica e loro sono la mia famiglia. Non cercano lavoro nei piani alti degli uffici centrali della città ed io non ho bisogno di collocarle. Yoki vive a Hong Kong ed è una poliziotta di frontiera ed ha sposato un poliziotto.

Aysetta vive a Istanbul, si è laureata a Firenze con una tesi su Erdogan, che ho letto e riletto mille volte, perché il suo italiano era turchizzante, scritta quando lui sembrava diverso ed io non avevo ancora cominciato a chiamarlo Merdogan. Poi c’è Annina, qui, della provincia che sta facendo il dottorato di ricerca in medicina in America ed è trumpista, che non significa che lei cammini sui trampoli.

Come una vera madre, ogni volta che ne menziono una, devo menzionare anche le altre. E’ Annina che mi ha scritto, facendo una sua riflessione sul fascismo, perché legge i quotidiani di Vicenza e provincia, è madrelingua italiana e non ha problemi a relazionare con la carta. Avrei potuto far mie alcune sue considerazioni, ma non è nel mio stile, ci sono già un sacco di plagiatori e perché mai dovrei plagiare le proprietà intellettuali di una pseudo figlia adottiva, ma pur sempre figlia? Mi pare di aver capito che non nutra grandi simpatie per l’attuale sindaco, Annina non è fascista ed ha le sue idee, ma la disturba assai questa sua retorica sul fascismo e così mi ha scritto:

Dedicata a tutti quelli che parlano di fascismo:
1. Capisco che siete nati molto tempo dopo che le nuove case avevano sostituito le macerie della guerra, ma cercate di fare un piccolo sforzo.
2. Voi attribuite al fascismo valori non suoi, valori che non ha creato lui.
3. I professori erano persone stimate e rispettabili perché avevano ricevuto disciplina e senso del dovere, valori comuni dell’epoca, non del fascismo. E se nessun genitore andava a protestare per un brutto voto era solo dovuto al rispetto per l’autorità. Autorità austere, serie e formalmente compite che quel rispetto meritavano con i fatti.
4. Conoscenza, stile, forma e portamento erano motivi d’orgoglio, non di sberleffo. Da prima del Risorgimento.
5. Rubare era una vergogna e le conseguenti punizioni risultavano feroci perché era sempre stato giusto così.
6. Amor patrio e valorizzazione dello spirito di sacrificio erano radicati nella cultura popolare fin da prima della guerra del ’15-’18. Non sono nati con i balilla.
7. L’eroismo e lo sprezzo del pericolo sono già riportati nel libro Cuore di De Amicis.
8. Il senso della famiglia e la laboriosità “nascevano” dall’umile vita contadina, non dai “moschetti”.
9. Ai genitori si dava del voi e se si osava risponder loro si prendevano tranquillamente parecchie “ciabatte educative” senza rischiare poi di trovarsi dallo psicologo del consultorio o di veder allertato il Telefono Azzurro.
10. Tutto questo perché la gente era semplice e schietta e viveva in una società altrettanto semplice e schietta.
11. Ciò che voi confondete con il fascismo era solo l’Italia ignorante ma orgogliosa che rispettava la parola data anche per banali questioni d’onore.
12. Se un ragazzo avesse messo incinta una ragazza, sarebbe stato trascinato, senza se e senza ma, dal padre a suon di ceffoni in chiesa per assumersi le proprie responsabilità. Perché la parola regolava ogni tipo di rapporto umano o commerciale. Perché l’onore è un altro valore che erroneamente si pensa abbia partorito il ventennio fascista.
13. Trovate quindi la forza e l’acume per realizzare che l’Italia di cui avete così tanta nostalgia non fu creata dal fascismo. Era già così, fiera e rocciosa.
14. Casomai fu il fascismo a ucciderla (ed io aggiungo e il comunismo post 1945, ndr).
P.S.: la retorica antifascista è, oggi, forse uno degli elementi che più alimentano i rigurgiti fascisti e mal la sopporto. Per capire cosa sia stato il fascismo basta metterne a nudo le falsità che si raccontano su di esso, tipo quella delle pensioni inventate dal duce.
Il fascismo portò oggettivamente alla rovina il Paese, dopo averlo sedotto con l’illusione di essere una potenza industriale e militare, quando, dopo vent’anni di “Ducie Ducie” eravamo ancora con le armi della prima guerra mondiale. Il tutto senza considerare le manganellate, gli omicidi politici e le vanaglorie di fare un impero di straccioni che le prendevano perfino dai greci. L’unica cosa buona che posso riconoscere a Mussolini è l’aver permesso a Strampelli di lavorare serenamente con i suoi grani. Detto, questo non mi si vedrà mai dire “E le foibe?” “e il 25 aprile” né mi si vedrà mai glissare sulle malefatte comuniste ancora “vive” al giorno d’oggi (vi basti pensare a Cuba e al Venezuela). Sono orgogliosamente tanto antifascista quanto sono anticomunista.

Annina.

Ed io aggiungo, non sono proprio d’accordo in toto con Annina, ma sono per la libertà di espressione, si è anche dimenticata di scrivere che colui o colei che oggi tanto si batte contro il fascismo, può essere chiunque che predica bene, ma poi razzola male, perché suo malgrado si porta appresso nomi e regole appartenenti al primo fascismo, scende a compromessi politici, si inchina ai cosiddetti poteri forti della città, senza pensare che la più bella forma di democrazia e antifascismo è creare pari opportunità per tutti i cittadini residenti e regolari, soprattutto per coloro che, per disgrazia che diventa fortuna, sono privi del pedigree…

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Nata a Vicenza il 25 gennaio 1954, studentessa mediocre, le bastava un sette meno, anche meno in matematica, ragazza intelligente, ma poca voglia di studiare, dicevano i suoi professori. Smentisce categoricamente , studiava quello che voleva lei. Formazione turistica, poi una abilitazione all’esercizio della professione di hostess di nave, rimasta quasi inutilizzata, un primo imbarco tranquillo sulla Lauro, un secondo sulla Chandris Cruiser e il mal di mare. Agli stipendi alti ha sempre preferito l’autonomia, ha lavorato in aziende di abbigliamento, oreficeria, complemento d’arredo, editoria e pubbliche relazioni, ha girato il mondo. A trent’anni aveva già ricostruito la storia degli ebrei internati a Vicenza, ma dopo qualche articolo, decise di non pubblicare più. Non sempre molto amata, fa quello che vuole, molto diretta al punto di apparire antipatica. Dove c’è bisogno, dà una mano e raramente si tira indietro. E’ generosa, ma molto poco incline al perdono. Preferisce la regia alla partecipazione pubblica. Frequenta ambienti ebraici, dai riformisti agli ortodossi, dai conservative ai Lubavitch, riesce nonostante il suo carattere a mantenere rapporti equilibrati con tutti o quasi. Sembra impossibile, ma si adegua allo stile di vita altrui, in casa loro, ovviamente.