
La crisi metalmeccanica nel Vicentino coinvolge almeno 27 aziende e circa 3.500 lavoratori, secondo il report provinciale di Fim Cisl.
Il documento diffuso dalla Federazione italiana metalmeccanici della Cisl descrive una tensione industriale concentrata soprattutto nella fonderia, nella lavorazione dei metalli e nella produzione di macchinari. Il quadro riguarda imprese con presenza sindacale Fim e fotografa il primo semestre 2026.
L’allarme si inserisce in una fase già segnata dalle difficoltà dell’industria locale, emerse anche nel confronto sui salari, la manifattura e la fuga dei giovani nel Vicentino. Per il sindacato, il rischio non si esaurisce nei grandi stabilimenti ma si estende alla rete di fornitori e officine.
Il comparto più esposto è quello della fonderia, forgiatura e lavorazione dei metalli, con oltre 1.500 addetti interessati. Tra le realtà indicate figurano C2Mac Group, Foc Ciscato, Fonderie Pavinato, Rtd Forge, Baldanforge e Asfo Vicenza.
Crisi metalmeccanica nel Vicentino, l’effetto sulle filiere
Nelle macchine agricole e industriali il report cita Agco, lo stabilimento Scm Group di Thiene, Gemata e Bottero. Nell’elettromeccanica, termomeccanica e impiantistica compaiono Telwin, Taco Italia, Zepa, Bdf Digital e Smalterie Vicentine. Sono coinvolte anche produzioni specializzate come Campagnolo e Trafimet.
La crisi di settore è indicata come causa prevalente, insieme a difficoltà finanziarie e problemi dell’indotto. Le tutele utilizzate comprendono cassa integrazione ordinaria e straordinaria, contratti di solidarietà e, nei casi più complessi, procedure di licenziamento collettivo.
Fim Cisl stima che ogni posto in difficoltà nelle grandi aziende possa riflettersi su uno e mezzo o due lavoratori dell’indotto. Il segretario provinciale Davide Passuello avverte quindi che la crisi metalmeccanica nel Vicentino può produrre una reazione a catena e disperdere competenze tecniche radicate nel territorio.




























