Non si possono abbandonare le Dolomiti lucane in Basilicata se, dopo aver visitato Castelmezzano, non si fa un salto nella sua gemella dirimpettaia Pietrapertosa e nella suggestiva Campomaggiore Vecchia, la città fantasma.

Anche Pietrapertosa, come Castelmezzano, è stata inserita tra i borghi più belli d’Italia per la sua caratteristica struttura paesaggistica, con le case praticamente incastonate nella roccia. A Pietrapertosa la popolazione non arriva nemmeno alle mille anime e anche qui i giovani tendono ad allontanarsi per costruire i propri sogni. Del resto, anche per poter frequentare le scuole superiori e i licei occorre arrivare nel capoluogo di provincia, Potenza, il che non è affatto agevole per i ragazzi e le ragazze, soprattutto in inverno con la neve e il freddo sferzante che riduce anche la mobilità pubblica.

Il paesello arroccato all’interno del Parco regionale di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane è il più alto della Basilicata, infatti si trova a circa 1100 metri sul livello del mare e si snoda lungo una sola stradina, che attraversa tutto il borghetto.

Attraversando il centro storico si può raggiungere il caratteristico quartiere arabo fortificato, chiamato Arabata, da cui poi ci si può inerpicare in alto, percorrendo un dislivello di un paio di centinaia di metri abbastanza ripido per arrivare, tanto per non dimenticarsi che ci si trova nelle terre di Federico II, fino al Castello normanno-svevo.

La struttura è stata recuperata ad arte, per cui si presenta in buone condizioni, forse con qualche intervento architettonico forzato, introducendo acciaio e vetro, in accordo alle moderne scuole di recupero edilizio e architettonico.

Vicoli di Pietrapertosa (PZ), ph. Simona Servillo
Vicoli di Pietrapertosa (PZ), ph. Simona Servillo

Pare che il nome Pietrapertosa o “Pietraperciata”, cioè forata, derivi da un buco in una rupe che le prime popolazioni italiche insediatesi scorsero nella zona e diedero come toponimo a questo territorio collocato in una posizione molto strategica.

Come la maggior parte dei territori meridionali, anche Pietrapertosa non ha mancato nessun appuntamento con la storia millenaria delle invasioni, per cui il frutto attuale di una ibridazione culturale da esibire con orgoglio deve tenere conto del passaggio dei greci, che diedero al borghetto la forma ad anfiteatro, dei Romani, che la fortificano, dei Goti, dei Longobardi e poi, in maniera del tutto inaspettata, anche da bizantini e saraceni, che la portarono ad un livello urbanistico decisamente superiore rispetto al passato.

È l’Arabata, infatti, il quartiere più antico di Pietrapertosa, un crogiolo di cunicoli e viottoli inaccessibili ai mezzi motorizzati, completamente appoggiato sulla roccia. Le case dei contadini dell’epoca erano situate una accanto all’altra sulla parte più alta dell’insediamento, del resto anche difficile da raggiungere a causa del notevole pendio.

Dopo gli arabi saraceni, la zona ricadde nei domini normanni e poi in quelli svevi di Federico II, con il quale fu rivalutata, per subire, infine, un collasso economico e culturale con le dominazioni aragonesi e angioine, interessate solo ad una gestione baronale dei territori. Talvolta, infatti, erano gli stessi potentati locali che opprimevano la popolazione, loro conterranea, al posto dei dominatori stranieri. Non c’è da meravigliarsi se la cronaca locale, scritta da storici borghesi, spesso abbia dipinto a tinte fosche le figure di contadini-briganti, uomini “banditi” dai loro paesi per aver osato sfidare i soprusi dei baroni. Si dà il caso che la zona, con le sue grotte e la sua conformazione tipica del territorio, si prestasse particolarmente a nascondere i numerosi briganti, per cui pare fosse molto rinomata nel periodo del brigantaggio meridionale.

Da Pietrapertosa in circa 35 minuti di stradine di montagna si può raggiungere Campomaggiore Vecchia. Si tratta di un gioiello paesaggistico da non lasciarsi sfuggire. Campomaggiore Vecchia non è altro che un complesso di ruderi costituente il vecchio insediamento abitativo del paese, poi spazzato via da una frana e diventato un villaggio fantasma. Attualmente il sito è usato per spettacoli all’interno di una rassegna che porta il nome di Città dell’utopia… sicuramente un nome di buon auspicio!

Panorama delle Dolomiti Lucane da Pietrapertosa, ph. Simona Servillo
Panorama delle Dolomiti Lucane da Pietrapertosa, ph. Simona Servillo