Lunedì il presidente russo Vladimir Putin ha concesso la cittadinanza a Edward Snowden, la talpa della National Security Agency che ha fatto trapelare informazioni sui programmi di sorveglianza top secret degli Stati Uniti ed è ancora ricercato da Washington con l’accusa di spionaggio.

Diunque, quella che viene definita la “nuova Guerra Fredda” tra la Russia e gli Stati Uniti non si combatte solo con l’invio di armi, con le richieste d’aiuto ai nemici giurati l’uno dell’altro, sul suolo ucraino, in terra d’Africa o in Medio Oriente.

Il decreto firmato da Putin riguardava 72 stranieri, ma quello di Edward Snowden era il nome più rilevante. La Russia gli ha concesso asilo nel 2013 dopo essere fuggito dagli Stati Uniti per evitare la condanna e ha ottenuto la residenza permanente in Russia nel 2020.

Prima di lasciare il suo Paese, Snowden ha reso pubbliche migliaia di pagine – apparse sul The Guardian e il Washington Post – relative a documenti dell’Agenzia per la sicurezza nazionale per cui lavorava su un ampio programma governativo statunitense di sorveglianza di cittadini e stranieri, capi di Stato amici e nemici.

La diffusione di queste informazioni gli è valsa l’accusa di spionaggio che, se venisse processato, gli costerebbe decine di anni di carcere. James Clapper, un ex direttore dell’intelligence nazionale, ha riconosciuto che la raccolta di dati telefonici avrebbe dovuto vedere gli alti funzionari americani “più trasparenti”.

“Ma Snowden ha esposto così tanto altro che ha danneggiato le capacità dell’intelligence stessa. Che bel momento per diventare un cittadino russo”, ha aggiunto Clapper.

Fonte: The Vision