All’inizio degli anni 90, la Russia ha tagliato l’energia alla Lituania. C’erano 3 gradi negli appartamenti. Ma tutti i lituani hanno preferito congelarsi. Fuggire dalla dittatura. Diventare liberi. Coraggio o codardia, embargo o no: qual è la nostra scelta oggi? (1) – questo si legge nella nota su guerra in Ucraina ed energia che pubblichiamo a firma di François-Marie Arouet di Aduc (qui altre note dell’Associazione per i diritti degli utenti e consumatori su ViPiu.it, ndr) –.

Dobbiamo arrivare a questo se abbiamo intenzione di risolvere lo stato schizofrenico in cui viviamo oggi finanziando la Russia col gas che gli compriamo e contemporaneamente appoggiando la resistenza ucraina all’invasione? E non possiamo che appoggiarci alle decisioni che l’Ue intende prendere, ché, pur se burocraticamente insopportabili, non abbiamo alternative?

Domande senza risposte, al momento. Mentre le bollette arrivano più care, il prezzo della benzina è alle stelle e il governo ha previsto ridicole riduzioni (2), la ricaduta su tutta l’economia comincia a farsi sentire, accordi che blocchino la guerra sempre più impossibili, rifugiati ucraini e ucraini resistenti in patria che ci chiedono aiuto.

Sembra proprio che stiamo andando verso un’economia di guerra, dove la coesione nazionale ed europea è presupposto senza la quale si intravede una sorta di guerra per bande: mercati neri, consumatori e cittadini che si guardano in cagnesco e agiscono per il solo presunto tornaconto individuale, Stato dilaniato e sfiduciato un po’ da tutti.

Il nostro governo, in qualche modo, cerca di evitarlo e si prodiga, grazie essenzialmente all’Ue, nel cercare di farci stare meno male: tra progetti in corso del “Next Generation EU”, tagli fiscali e altri provvedimenti che, purtroppo, si caratterizzano per esser a pioggia e/o legati al potere di lobby di questa o quell’altra corporazione.

Insomma, lo Stato assistenziale italiano funziona… all’italiana. Nessuna novità.

E’ questo motivo per cui dobbiamo creagli maggiore difficoltà? Non servirebbe a nessuno, per il presente e per il futuro (per quanto e come si possa immaginarlo/pianificarlo).

Che fare?
Prendere atto che il mondo è cambiato, che il consumismo e la scarsa attenzione all’altro privato ed istituzionale può solo fare male anche a noi stessi, e cominciare a vivere la nostra nuova vita… magari godendo per un incontro fra amici (covid permettendo) piuttosto che per l’acquisto dell’ultimo smartphone anche se quello che abbiamo funziona perfettamente. Umani nuovi, che si adattano al nuovo e che, però, devono continuare a non concedere allo Stato e ai privati di mettergli i piedi in testa… ma umani nuovi con mutate e minori esigenze “consumistiche” che, di per sé, aiutano lo Stato a meglio darci una mano. Auspicando e lottando perché il nostro Stato sia vissuto sempre meno come assistenziale, ma opportunità.

Domanda finale e difficile: ma questo lo capirà chi ci governa, ci amministra e che fa per noi le leggi?

1 – Questo è l’incipit di un twitt di @FrancoisCame (giornalista di Libération, Charlie Hebdo e Futur(e)s, che guida l’agenzia ETIK-PRESSE) per presentare un articolo che si può leggere qui

2 – nota

François-Marie Arouet – Aduc