Etichette alimentari e nuovo ministero, Aduc: ‘Made in Italy’ anche a discapito della salute dei consumatori?

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Sen. Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del made in Italy Festival Città Impresa
Sen. Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del made in Italy.

Per leggere un’etichetta di un prodotto alimentare – scrive Vincenzo Donvito Maxia (Aduc) nella nota che pubblichiamo – è meglio un elenco con le quantità degli ingredienti oppure dei colori che ci indicano la salubrità standard (1) dello stesso e che non esclude che ci sia anche l’elenco?
E’ più probabile che una persona – necessariamente informata su quanto e in che misura un ingrediente serva alla propria salubrità – prima di acquistare si soffermi a leggere l’elenco delle quantità di questi ingredienti oppure decida l’acquisto grazie ad indicazioni standard (1) di salubrità?

Questa è la differenza tra l’etichetta Nutriforme-battery e Nutriscore, su cui l’Ue dovrebbe pronunciarsi (pare) entro la fine dell’anno per un modello unico europeo (2).

Lo scorso governo ha più volte manifestato contrarietà al Nutriscore
Sponsorizzati e stimolati da associazioni di categoria (produttori) e sindacali (Coldiretti), i contrari italiani al Nutriscore sostengono che diversi prodotti del “made in Italy” sarebbero penalizzati poiché non rientrerebbero tra quelli più salubri (3). Penalizzazione che viene anche presentata come attacco delle multinazionali dell’alimentare al “made in Italy” che, per l’occasione diventa – a prescindere – baluardo salutista per il consumatore.

I contrari al Nutriscore: più preoccupati alla produzione “Made in Italy” che non alla salute dei consumatori
Da un osservatorio indipendente quale Aduc è (4), siamo preoccupati perché ci sembra che, a parte parole e slogan, i contrari al Nutriscore siano più preoccupati per la produzione “made in Italy” che non alla salute dei consumatori. Le loro critiche sono più sul fatto che un prodotto “made in Italy” possa essere non considerato eccellente in certi contesti e quindi far venir meno la sua alea assoluta di salubrità mediterranea e, di conseguenza, ledere il suo mercato. Il Nutriscore, con base la peculiarità dei contenuti dei prodotti, “ragiona” (algoritmo) per quantità e, considerato uno standard di 100 grammi, informa sulla salubrità standard di quanto si intende consumare.

Che faranno le istituzioni? Vedremo
Intanto  sembra che a livello europeo, dopo l’irrigidimento sulle diverse posizioni, ci sia voglia di trovare un compromesso. Vedremo.

Il nuovo governo sembra non promettere posizioni diverse, anche perché è tutta da capire la sua nuova dizione “ministero dell’agricoltura e della sovranità alimentare”. Vedremo.

1 – https://ilfattoalimentare.it/nutri-score-salute-pubblica.html
2 – https://www.aduc.it/articolo/etichette+alimentari+alienazione_35115.php
3 – è possibile. Se, per esempio, consideriamo una confezione di un etto di prosciutto crudo super garantito per qualità e origine italiana, rispetto ad una confezione di un passato di verdure pronto da mangiare (italiano o meno che sia): consumare quest’ultimo potrebbe essere più salubre che non mangiare un etto di prosciutto.
4 – https://www.aduc.it/info/chisiamo.php

Vincenzo Donvito Maxia (Aduc)