Alla Lettera di Maria Teresa Roda, "una tra i soci azzerati delle ex banche venete, a legali e associazioni per costituzioni vane e con costi come parti civili nei processi", ha risposto l'avv. Luigi Fadalti ("Ex banche venete e costituzioni parti civili vane e costose, avv. Luigi Fadalti risponde a Roda e “punge” su Fir, KPMG, PWC e Intesa"", mentre è rimasto assente l'avv. Sergio Calvetti, l'altro, il principale, chiamato in causa che aveva addotto "gravi motivi familiari" a cui avevo dato credito, prima di ricevere oggi una serie di suoi messaggi, che, a dir poco, mi fanno pensare di essere stato troppo credulone, cosa di cui mi scuso con i lettori.

Oggi abbiamo, invece, il piacere di ospitare sugli argomenti affrontati nella lettera di Roda l'autorevole intervento dell'avv. prof. Rodolfo Bettiol, ben noto come "padre fondatore" del FIR e come conoscitore diretto dei due processi, fin dalle loro fasi istruttorie e conclusisi in I° grado con varie condanne oltre che come autore insieme a me di "Banca Popolare di Vicenza.La cronaca del processo", di cui sono ancora disponibili alcune copie.

Il direttore

Commento alla lettera di Maria Teresa Roda

Lamenta Maria Teresa Roda, la signora risparmiatrice danneggiata dalla messa in liquidazione delle due banche venete, come le costituzioni di parte civile non abbiano portato risultati per gli azionisti azzerati, malgrado i costi sostenuti per la difesa legale.

In realtà il risultato era prevedibile.

Per l’esercizio utile di un’azione legale occorre un patrimonio da aggredire.

Quale la situazione in concreto? Banche in liquidazione gravate da debiti e nei confronti delle quali ai sensi dell’art. 83 della Legge Bancaria è improcedibile ogni azione.

L’acquirente Banca Intesa è inattaccabile malgrado qualche sproposito giudiziario. Pur cospicui i patrimoni degli imputati non sono tali da soddisfare il credito di migliaia di azionisti.

Ma vi è di più.

I patrimoni degli stessi imputati sono soggetti alla confisca a favore dello Stato.

In effetti il Tribunale di Vicenza ha disposto la confisca per 963 milioni di euro e quello di Treviso per oltre 200 milioni di euro.

L’unica soluzione era come è stata quella dell’istituzione del FONDO INDENNIZZO RISPARMIATORI, di cui rivendico l’idea e l’iniziativa.

Le costituzioni di Parte Civile non potevano portare ad una soddisfazione diretta a favore dei danneggiati.

L’utilità poteva essere solo indiretta: ottenere una condanna sulla quale fare leva per eventuali ulteriori azioni legali nei confronti della società di revisione soggetti plausibilmente patrimonialmente solventi.

Altro aspetto era di evitare l’assoluzione degli imputati che potesse mettere in discussione il FIR, ove l’iniziativa dei PM non fosse stata adeguata.

Bastava a tal fine riservarsi un diritto di tribuna con poche costituzioni di parte civile (come ha fatto il prof. Bettiol, ndr).

Va detto, per vero, come i costi sostenuti dai risparmiatori siano stati in realtà modesti attesi i complessi processi che si sono tenuti.

E’ mancata però la percezione che si iniziava a precorrere una via che non poteva essere breve e facile.

Di qui la delusione della Signora, delusione inevitabile date le circostanze di fatto e quelle normative.

Avv. Prof. Rodolfo Bettiol

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