Il fenomeno del carsismo in Italia, oltre ad interessare l’omonima zona del Friuli-Venezia Giulia, è molto diffuso anche nell’Appennino Centrale. Esempi conosciuti sono le Grotte di Stiffe in Abruzzo, o le Grotte di Pastena in Lazio. A pochi chilometri da queste ultime, meno famose ma non per demerito, sorgono le Grotte di Falvaterra, Monumento naturale fiore all’occhiello dell’omonimo paese ciociaro che domina la valle del fiume Sacco.

Il Monumento naturale delle Grotte di Falvaterra

Il complesso geologico è aperto al pubblico da pochi anni, ma è subito diventato un punto di riferimento per gli appassionati, anche e soprattutto grazie alla sua accessibilità. I sentieri all’interno delle grotte, infatti, sono stati pensati per essere facilmente praticabili. Il percorso turistico (quest’ultimo adatto anche ai disabili) conduce il visitatore all’interno del Monte Lamia per qualche centinaio di metri, sospeso su una passerella che sovrasta il Rio Obaco, che scorre impetuoso sotto i suoi piedi.

Grotte di Falvaterra
Il Rio Obaco in un tratto del suo corso all’interno delle Grotte di Falvaterra (Foto: Adriana Eramo per ViPiù)

Il tratto percorribile a piedi si interrompe con la cascata (foto in copertina). Per superarla e proseguire è necessario cimentarsi nella visita speleoturistica. Indossati caschetti e tute, è quindi possibile addentrarsi nelle grotte alla scoperta di stanze naturali e specchi d’acqua cristallina.

Lì, dove il tempo scorre più lentamente

Falvaterra medusa
La “medusa” (Foto: Adriana Eramo per Vipiù)

Il fascino di questi complessi è dato dalla loro lentissima evoluzione: dentro quelle grotte il tempo non si misura un giorni, anni, secoli e neppure millenni, ma in milioni di anni. È difficile persino immaginare che il loro aspetto, nel corso della permanenza umana sulla terra, sia cambiato di pochissimo. Le formazioni calcaree sono infatti il frutto di un lento lavoro lungo ere geologiche, dell’acqua che goccia a goccia ha accumulato il suo calcare, scolpendo dal niente meravigliosi massicci conosciuti come “meduse”. Il nome di queste sculture naturali deriva dalla loro forma, che ricorda l’animale marino, grazie alle stalattiti che ne richiamano i tentacoli. Verso la fine del percorso turistico è possibile ammirare una “medusa” particolarmente suggestiva, grazie ai cristalli che la fanno brillare alla luce.

falvaterra macchia di leopardo
La “macchia di leopardo” (Foto: Adriana Eramo per ViPiù)

Le meduse non sono però l’unica scultura di questo monumento naturale, che nel suo tratto non più attivo (ovvero quella parte delle grotte dove un tempo scorreva il fiume) presenta sul suo soffitto alcune rocce “a macchia di leopardo”.

Falvaterra
Il borgo di Falvaterra (Foto FB: I borghi d’Italia)

Il borgo medievale di Falvaterra

Concludiamo, per ora, il nostro viaggio in questa meravigliosa zona della Ciociaria con il borgo di Falvaterra. Con poco più di cinquecento abitanti e più di mille anni di storia, questo paesino è dotato, oltre che di edifici di pregevole bellezza, di una vista mozzafiato sulla valle sottostante.

si potes auelli circensibus, optima Sorae aut Fabrateriae domus aut Frusinone paratur quanti nunc tenebras unum conducis in annum

Giovenale, Satire

Secondo le ricostruzioni, l’odierno borgo sarebbe una delle città, insieme con i comuni circostanti, fondate in seguito alla fuga dai Longobardi da parte degli abitanti dell’antica Fabrateria. Questo centro romano fu celebrato da Giovenale, che in un carme lo descrisse come un luogo perfetto per l’otium. L’invito del poeta era di a rinunciare alle frivolezze della città e di ritirarsi, piuttosto, nella splendida cornice dell’odierna Ciociaria.