Fame nel mondo, Save the Children: un bambino su quattro vive in grave povertà alimentare

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grave povertà alimentare infantile

Alla vigilia della Giornata mondiale dell’Alimentazione, l’organizzazione denuncia cure insufficienti e un finanziamento fermo al 31 per cento del fabbisogno.

Un bambino su quattro sotto i cinque anni vive in condizioni di grave povertà alimentare infantile: circa 181 milioni di minori nel mondo. Quasi 43 milioni soffrono di malnutrizione acuta e per 12 milioni la condizione è grave. I dati sono diffusi da Save the Children alla vigilia della Giornata mondiale dell’Alimentazione.

La malnutrizione contribuisce ancora a quasi la metà dei decessi nella fascia sotto i cinque anni. Solo un bambino su tre tra quelli che ne avrebbero bisogno riceve cure nutrizionali, mentre conflitti, povertà, crisi climatica e tagli agli aiuti limitano l’accesso a cibo, acqua potabile e assistenza sanitaria.

Il quadro si collega alle emergenze già documentate in singoli Paesi, come l’aumento della malnutrizione acuta tra i bambini in Afghanistan. Nel nuovo rapporto, l’organizzazione amplia lo sguardo a quasi venti Stati con indicatori nutrizionali e sanitari particolarmente critici.

Grave povertà alimentare infantile e fondi insufficienti

Le emergenze analizzate avevano bisogno di dieci miliardi di dollari nel 2026, ma all’inizio di ottobre risultavano stanziati circa 3,1 miliardi, pari al 31 per cento. Nel 2025, intanto, 266 milioni di persone in 47 Paesi e territori avevano affrontato livelli elevati di insicurezza alimentare acuta.

I conflitti restano il primo fattore della fame, perché interrompono la produzione e gli scambi, costringono le famiglie a fuggire e riducono l’accesso ai servizi. Gli eventi meteorologici estremi incidono su circa un terzo delle persone coinvolte, mentre il ritorno di El Niño potrebbe aggravare siccità, alluvioni e rincari.

Save the Children segnala anche che nel 2025 i fondi per assistenza alimentare, agricola e nutrizionale sono diminuiti del 59 per cento rispetto al 2022. La platea prevista degli interventi è scesa da 36 milioni di donne e bambini a 16,7 milioni, lasciando circa due milioni di piccoli con malnutrizione acuta grave senza cure.

La direttrice generale Daniela Fatarella chiede ai governi di invertire i tagli e di investire in protezione sociale, sanità e nutrizione. Affrontare la grave povertà alimentare infantile, sostiene, significa prevenire le crisi prima che diventino tragedie e costruire sistemi capaci di resistere a guerre, shock economici ed eventi climatici estremi.