
L’adolescenza, quel ponte naturale verso l’età adulta, si sta trasformando per molti in un “tempo sospeso”: un limbo in cui la crescita biologica e quella psicologica entrano in rotta di collisione. La psicopatologia della terza decade del duemila nasce spesso proprio quando questi due tempi si scontrano. Il corpo diventa adulto, cambia e si impone, ma la mente non è ancora pronta a “succhiare il midollo della vita”, per citare Thoreau.
AscoltaMI, dal 28 maggio servizio supporto psicologico studenti
Questo blocco evolutivo si manifesta attraverso strade diverse — un rapporto doloroso con il cibo, il desiderio di chiudersi in stanza e spegnere il mondo, o piccoli tagli sulla pelle per dare una forma visibile a un dolore che non si sa come spiegare a parole. Ma il motore è sempre lo stesso: una profonda angoscia di fronte al futuro e il peso, a volte insostenibile, di sentirsi radicalmente soli.
Quando si è in crisi, il domani smette di essere il luogo dei desideri e dei progetti. Diventa un universo ostile, faticoso, un palcoscenico su cui si ha l’impressione di dover salire solo per essere giudicati, con il terrore costante di non essere mai abbastanza o all’altezza delle aspettative degli altri.
Il paradosso degli schermi: vicini ma invisibili
Viviamo in un’era strana. I nostri ragazzi passano ore all’interno di “community” digitali, eppure non sono mai stati così soli. I dati della ricerca (come quelli dell’Università di Cincinnati e di Save the Children) ce lo dicono chiaramente: superare le due ore al giorno sui social aumenta il rischio di isolamento emotivo, e per chi ci passa le giornate questa probabilità raddoppia.
L’intimità si è trasferita dietro un filtro. Anche le relazioni e la sessualità passano attraverso gli schermi, alimentando una paura tremenda del contatto fisico reale, della goffaggine di un corpo vero che non ha filtri di Instagram per correggersi. Addirittura, molti ragazzi oggi confessano di preferire una chiacchierata con un’Intelligenza Artificiale rispetto a un essere umano, semplicemente perché l’AI “non giudica”. È un dato che spezza il cuore, perché ci mostra quanto sia diventato terrorizzante lo sguardo dell’altro.
A questo si aggiunge la scuola, percepita da quasi l’80% dei quindicenni come una fabbrica di stress. La pressione per i voti e la performance genera un assenteismo silenzioso, una fuga da un luogo che dovrebbe accendere la curiosità e che invece, a volte, spegne la motivazione, lasciando addosso solo un senso di invisibilità.
La risposta istituzionale: il progetto “AscoltaMI”
Per contrastare questa deriva, l’intesa raggiunta in Conferenza Stato-Regioni ha segnato un traguardo storico con il lancio del progetto AscoltaMI, una misura strutturale di supporto psicologico su scala nazionale. “Con uno stanziamento, dal 2026, di oltre 18 milioni di euro, abbiamo ulteriormente rafforzato le misure che pongono al centro della nostra attenzione la persona dello studente per aiutare ogni giovane a superare eventuali ostacoli e fragilità e poter così esprimere al meglio le proprie potenzialità.,,,”, ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.
Il servizio è disegnato attorno alle specifiche esigenze dei nativi digitali:
- Target: Studenti dell’ultimo anno della scuola secondaria di primo grado (terza media) e del primo biennio della secondaria di secondo grado (superiori).
- Il Voucher Psicologico: Ogni studente ha diritto a un voucher annuale del valore di 250 euro, destinato a coprire un ciclo di 5 colloqui individuali da 60 minuti ciascuno.
- Accessibilità digitale: Il servizio è erogato interamente in modalità telematica tramite la piattaforma ministeriale UNICA, azzerando le barriere geografiche e, soprattutto, abbattendo lo stigma sociale legato all’andare fisicamente “dallo psicologo”.
- Qualità garantita: Gli psicologi aderenti, individuati dal CNOP (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi), devono garantire almeno 3 anni di iscrizione all’Albo e una comprovata esperienza nell’ambito della psicologia scolastica e dell’età evolutiva.
La terapia come “motore di ricerca” dei tuoi desideri
Questo spazio non serve a “curare i matti” o ad “aggiustare i ragazzi sbagliati”. Serve a legittimare il proprio vissuto. Sentirsi tristi, arrabbiati, apatici o spaventati durante l’adolescenza non è un difetto di fabbrica: è una parte del percorso. Ma non si deve per forza attraversare la tempesta da soli.
Se senti che il peso di questo periodo è troppo grande da portare da solo/a, o se come genitore vedi tuo figlio chiudersi sempre di più, sappi che fare il primo passo è un atto di immenso coraggio.
Bibliografia e Fonti Approfondite
- Corsano, P., Majorano, M., & Musetti, A. (2008). Sentimento di solitudine e stati di identità in adolescenza. Atti del XII Convegno Nazionale della Sezione di Psicologia dello Sviluppo – AIP (Associazione Italiana di Psicologia), Padova.
- Nardone, G. (2012). Aiutare i genitori ad aiutare i figli. Problemi e soluzioni per il ciclo di vita. Ponte alle Grazie
- Nardone, G., & Selekman, M. D. (2011). Uscire dalla trappola. Modelli di psicoterapia breve per adolescenti difficili. Ponte alle Grazie.
- Watzlawick, P., Weakland, J. H., & Fisch, R. (1974). Change: sulla formazione e la risoluzione dei problemi. Astrolabio. (Il testo classico sulle “tentate soluzioni”).
- Aldi, G. (2022). Appunti per una psicopatologia del tempo sospeso dei giovani adolescenti. Telos, 2/2022, pp. 97-114.






























