
Al Teatro Comunale Federico Faggin richiama il valore della coscienza e del rapporto umano nella medicina, davanti ai nuovi iscritti all’Ordine.
La Giornata del Medico di Vicenza ha riunito il 3 ottobre al Teatro Comunale professionisti, autorità e giovani iscritti all’Ordine. Ospite centrale è stato Federico Faggin, fisico e inventore del microprocessore, con una lectio intitolata “Medicina e Humanitas”. Informazioni sull’attività ordinistica sono disponibili sul sito dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Vicenza.
Faggin ha proposto una riflessione sul rapporto tra tecnologia, coscienza e cura. L’intelligenza artificiale, ha osservato, può elaborare enormi quantità di dati e offrire strumenti utili, ma non possiede esperienza interiore: «non prova nulla, non capisce nulla». Da qui l’invito a non trasformare la relazione terapeutica in una sequenza automatica di procedure.
Il tema si collega al confronto già aperto sull’uso dell’intelligenza artificiale nelle istituzioni e nei servizi, ma nella medicina assume un peso specifico: diagnosi e organizzazione possono essere sostenute dagli algoritmi, mentre responsabilità, ascolto ed etica restano umani.
Giornata del Medico di Vicenza, il valore della relazione di cura
Nel corso della cerimonia sono stati celebrati 47 medici laureati da cinquant’anni e hanno prestato giuramento 119 nuovi iscritti. Il presidente dell’Ordine Michele Valente ha ricordato che a Vicenza risultano iscritti 4.993 professionisti; 2.369 hanno meno di cinquant’anni, pari al 47,45 per cento, mentre le donne sono 1.375.
Valente ha richiamato anche le difficoltà strutturali del Servizio sanitario nazionale: carenza di medici, eccesso di burocrazia e minore attrattività del lavoro pubblico. Per i giovani che entrano nella professione, il messaggio della giornata è stato quindi duplice: usare con competenza gli strumenti digitali, senza perdere la responsabilità personale e la capacità di ascoltare.
La Giornata del Medico di Vicenza ha così unito il passaggio generazionale a un interrogativo attuale: come innovare senza ridurre il paziente a un insieme di dati. La risposta emersa dagli interventi è che la tecnologia deve rimanere al servizio della persona e della relazione di cura.





































